
Felice la famiglia nella quale la convivenza è allegria,
la separazione nostalgia,
e il ritornarvi una gran festa.
Ultimo banco 294. L’ultimo appello
5 settimane fa
La vita è un meraviglioso viaggio da condividere con gli altri
Qualche giorno fa ho visto per caso in una vetrina di un negozio di accessori per animali una gabbia per uccelli dalle porte aperte, e trovandomi in questi giorni a vivere al contempo la vigilia della partenza per gli Stati Uniti di baffer-4, si è fatto spazio nella mia mente questo pensiero: che la gabbia senza porte poteva ben essere la metafora della nostra casa, o meglio della nostra famiglia.
Dopo il libro di Alessandro, che usa come filo conduttore il colore come metafora, mi è venuto in mente che la mia famiglia può essere paragonata alla tavolozza di un pittore, sulla quale ognuno di noi è rappresentato da un determinato colore, e quel colore è unico ed originale. Per dipingere il quadro che rappresenta la vita della nostra famiglia, il pittore ha intinto e continua ad intingere il suo pennello nei colori della tavolozza, passando dall'uno all'altro, e dalla mescolanza dei vari colori, viene fuori sulla tela un nuovo colore. Questo nuovo colore unico ed irrepetibile è il risultato del contatto intimo di due o più colori che si compenetrano l'uno nell'altro. In queste nuove tonalità di colore vedo le relazioni interpersonali fra i vari componenti la nostra famiglia, relazioni che mettono in rapporto le intimità di ciascuno, creando nuovi legami umani unici ed a volte misteriosi. Guardando con attenzione questo quadro che si veniva formando, non riuscivo a capire cosa fosse che dava unicità e bellezza ai vari colori amalgamandoli fra di loro, poi, poco alla volta, mi sono reso conto che si trattava di un colore non percepibile a prima vista ma costantemente presente come sottofondo ed avvertito solo dal mio cuore, ed era il colore del rapporto di ognuno di noi con Dio.
Sì, è proprio un'intervista con domande a 360°, pacatamente e volutamente provocatorie, quella su Radio 3 nel corso della rubrica Fahrenheit, (Libro del giorno), del 2 febbraio, nel corso della quale il Prof ha dato le sue risposte, anche lui a 360°.
Quella quì accanto è la fotografia di Kobe, un piccolo africano, che da un po' di tempo ho messo sulla mia scrivania accanto al computer, insieme a quella della famiglia di Nazareth e dei miei familiari.
In occasione dell'imminente pubblicazione di Mondadori del primo libro di mio figlio Alessandro, pensavo di comunicarvelo per tempo attraverso il mio blog, con alcune parole di commento personale dove sarebbe stato evidente il giusto orgoglio di un padre in rapporto all'importanza dell'evento. Ma dopo essere venuto in possesso della lettera con cui mio figlio ha accompagnato le copie inviate in anteprima ad alcune persone amiche , ho cambiato idea, credendo più opportuno lasciare alle sue stesse parole la presentazione di questa sua prima opera letteraria:
Troppo spesso si dice che una relazione fallisce lì dove fra le due persone che le danno vita, cioè fra amici, fra docenti e alunni, fra geniori e figli, fra marito e moglie, fra uomo e Dio, non vi è dialogo. Se questo è senz'altro vero, bisogna allora chiedersi perchè la dove questo dialogo c'è, succede anche che a volte la relazione fallisca lo stesso. Ciò è dovuto a mio modo di vedere al fraintendimento di ciò che si intende per dialogo. Cercherò di chiarire il vero significato di ciò che va inteso come vero dialogo, sevendomi di alcuni paragrafi di un libro che mi è capitato di leggere di recente, e che nella sua semplicità e linerarità chiarisce l'equivoco sull'uso di questo vocabolo, oggi spesso tanto abusato, sia in riferimento alle relazioni fra gli uomini tra di loro che fra quelle tra gli uomini e Dio:
Il fatto che io metta per iscritto i pensieri e le emozioni della mia vita non lo faccio certo per vanità intellettuale nè tantomeno per autocompiacimento, ma col solo scopo di condividerli con voi quando avete la voglia e il piacere di leggerli, ritenendoli di un qualche aiuto ed interesse. Se così è, allora mi farebbe molto piacere che alla lettura facessero seguito i vostri preziosi commenti, che sarebbero da un lato una verifica che ciò che scrivo serve a qualcosa e a qualcuno, e dall'altro uno stimolo a continuare. Credetemi gestire un blog costa fatica e porta via tempo, se lo fai con rispetto e spirito di servizio verso gli altri; quindi l'unica motivazione al suo esistere è l'utilità che può avere per coloro che mi onorano della loro attenzione. Altrimenti...
Cerchiamo di metterci nei panni di uno dei
(nonno) Baffo
Fig. : La palestra per la riabilitazione.