- (nonno) Baffo racconta
- Palermo, Italy
- Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
martedì 20 aprile 2010
Ascoltare col cuore...
lunedì 11 gennaio 2010
Il dialogo, come stile di servizio.
Troppo spesso si dice che una relazione fallisce lì dove fra le due persone che le danno vita, cioè fra amici, fra docenti e alunni, fra geniori e figli, fra marito e moglie, fra uomo e Dio, non vi è dialogo. Se questo è senz'altro vero, bisogna allora chiedersi perchè la dove questo dialogo c'è, succede anche che a volte la relazione fallisca lo stesso. Ciò è dovuto a mio modo di vedere al fraintendimento di ciò che si intende per dialogo. Cercherò di chiarire il vero significato di ciò che va inteso come vero dialogo, sevendomi di alcuni paragrafi di un libro che mi è capitato di leggere di recente, e che nella sua semplicità e linerarità chiarisce l'equivoco sull'uso di questo vocabolo, oggi spesso tanto abusato, sia in riferimento alle relazioni fra gli uomini tra di loro che fra quelle tra gli uomini e Dio:Per dialogare veramente è, poi, necessario unire alla gratuità l'accoglienza dell'altro: il dialogo non si sviluppa lì dove la dignità dell'altro non è rispettata e accolta. Il dialogo ha bisogno dello scambio, in cui il dare e il ricevere sono misurati dalla gratuità e dall'accoglienza di ciascuno dei due. La massificazione - che igora l'originalità dell'altro - esclude ogni dialogo, e quindi ogni autentico atteggiamento di servizio.
Chi pensa di non aver bisogno degli altri resterà nella solitudine di una vita senza amore. Chi si mette alla scuola dell'altro e si fa servo per amore, offrendo se stesso in dono, costruisce legami di pace e fa crescere intorno a se la comunione. Anche nel Dio tre volte santo il Padre è eterna gratuità e il Figlio eterna accoglienza: l'eterno Amato davanti all'eterno Amante ci insegna come anche il ricevere sia divin0! Veramente la gratitudine di chi si lascia amare è essenziale all'amore, almeno quanto la gratuità che ne è la sorgente.
Il dialogo, infine, è autentico quando si presenta come un'esperienza liberante, aperta agli altri, inclusiva e mai esclusiva dei loro bisogni e delle loro inquietudini. L'incontro dei due deve rendere possibili altri incontri: esso proietta fuori del cerchio dello stare a gurdarsi negli occhi, verso il vasto mondo della solidarietà.
Solo così nell'esperienza del dialogo l'accoglienza e il dono di se all'altro non si oppongono fra di loro, ma sono in certo modo l'uno la forza e l'autenticità dell'altro: ciò che è donato e ricevuto nel dialogo fra i due, esige di essere ancora offerto in sempre nuovi itinerari di amore e di servizio. Dialogando, si sprigionano le energie nascoste dell'amore, e l'esistenza, lungi dal chiudersi in se stessa, si proietta fuori di sè, facendosi servizio e dono. Quest'apertura all'esterno non solo non mortifica la comunione di coloro che dialogano, ma la rende vera e gioiosa. "
Spero che queste brevi considerazioni siano state utili per aiutarvi a capire meglio quale sia la vera ricchezza che è racchiusa nel dialogo!
P.S. Dal testo " Lettera ai cercatori di Dio ", CEI - ed.San Paolo 2009
giovedì 17 dicembre 2009
Basta un dettaglio !
Spesso basta un dettaglio per fare di una cosa semplice un capolavoro che arricchisce la nostra interiorità.Mi riferisco concretamente al sobrio presepe preparato sotto l'altare della cappella del Campus. Si tratta semplicemente di un tondo in terracotta, contornato da alcune stelle di Natale.
martedì 3 novembre 2009
Finalmente si parla d'amore e non di banale emotività !
Dice Andrea: ..." la vita è una speranza continua ed è l'amore che la porta avanti... ecco perchè nascono i figli, che è la cosa più bella di questo mondo...io amo la vita perchè esistete voi...
La lettura e la visione dei tre video in cui si articola il blog, a chi ne è interessato, porterà via circa 25 minuti, un po' tanti, ma secondo me ben spesi, ne vale la pena. Pensate a quante volte sciupiamo il nostro tempo per cose talmente inutili e di scarso valore.
venerdì 23 ottobre 2009
I porcospini di Schopenhauer … e le relazioni deboli !
I porcospini di Schopenhauer.
I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)
Alcune volte per l’uomo l’unica soluzione per risolvere un problema è quella che comporta sacrificio, allora preferisce ricorrere ad una soluzione di accomodamento piuttosto che patire una molestia sia fisica che morale.
lunedì 15 giugno 2009
Amarsi: un incontro fra due persone o solo fra due corpi ?
Ovvero: "Educazione sessuale"
in classe ?
o meglio "Educazione all'amore"
in famiglia ?
IL punto interrogativo del titolo mette in evidenza che si tratta chiaramente di una domanda che esige una risposta altrettanto chiara. Cosa ha provocato in me l'esigenza di porre questa domanda, forse banale, ma sicuramente provocatoria, dal momento che oggi la risposta sembra purtroppo ovvia, quando ovvia non lo è per nulla?
Sorvolo sulla baraonda che il fatto ha chiaramente scatenato fra i genitori e l'ingenua direzione della scuola, e lascio alla vostra personale valutazione il singolare episodio.
Passo invece a raccontarvi un aneddoto, vissuto in seno alla mia famiglia, quando mio figlio Baffer-one , ora 42enne prof di filosofia Morale in un Ateneo romano, all'età di 8 anni era interessato a guardare con una certa curiosità, dal balcone del retroprospetto del nostro appartamento, il viavai di coppiette che si avvicendavano nella strada senza uscita sotto casa nostra con evidenti e pubbliche effusioni "di affetto". Mamma E.R. avendo notato il fatto, me lo riferiva dicendomi che era forse giunto il momento che io parlassi al mio primogenito riguardo agli episodi che avevano suscitato la sua infantile curiosità e gliene dessi una accettabile spiegazione rapportata alla sua giovane età. A dire il vero la cosa mi imbarazzava un po', e non sapevo come e quando affrontare l'argomento, essendo la prima volta che mi trovavo ad affrontare una simile evenienza, cosa divenuta più semplice ma comunque sempre impegnativa via via che i figli da 1 sono divenuti 6. L'occasione si presentò qualche giorno dopo, quando per motivi familiari ho dovuto fare un viaggio in macchina di quasi 4 ore da Palermo a Messina. Per non viaggiare da solo, proposi a mio figlio di accompagnarmi, la qualcosa lo eccitò moltissimo. Partimmo la mattina dopo , di buon'ora, e giunti a metà strade circa, fra una cosa e l'altra, mi venne in mente di portare la discussione sulle "coppiette" che amoreggiavano sotto casa nostra. Una cosa tira l'altra, cominciai, essendo medico, col dargli alcune informazioni di carattere anatomico e fisiologico circa la differenza fra i due sessi, il tutto in maniera essenziale e sobria, senza dilungarmi in eccessivi e innecessari particolari che avrebbe appreso da più grande per suo conto. Non posso dire che mostrasse un particolare interesse per l'argomento, comunque per fortuna ero arrivato in tempo , poichè non aveva ricevuto al riguardo informazioni fuorvianti da qualcun'altro, in merito a ciò. Poi passai a personalizzare il dialogo, spiegandogli che per questi rispettivi attributi del corpo umano, l'uomo e la donna provano un'istintiva attrazione che col tempo diviene oggetto di scambi affettivi. Gli raccontai di come avevo conosciuto mammaE.R. , di come ero stato attratto dalla sua bellezza, del corteggiamento, del nostro innamoramento, del fatto che cominciammo a volerci bene, col totale coinvolgimento del cuore colla parte estetica, fino ad arrivare al matrimonio, dove l'amore fra me e mamma E.R. giunse a completezza e a maturazione col dono della nostra parte fisica, che come conseguenza aveva portato probabilmente alla suo concepimento e alla sua nascita. Non ho mai parlato ai miei figli di api, cavoli, cicogne o altre favole del genere, nemmeno da più piccoli. Questa seconda parte del discorso lo vide molto attento: mi chiese quando cominciammo a capire di volerci bene e come ce lo siamo detto. Mentre glielo raccontavo i suoi occhi brillavano di una luce insolita. Il nostro viaggio continuò tranquillo , chiaccerando sugli argomenti più diversi dalle vacanze allo sport. Sbrigate le mie faccende, dopo un simpatico pranzo al ristorante , che lo fece sentire molto importante, avendolo condiviso da solo con me, prendemmo la strada del ritorno che ci riportò nel tardo pomeriggio a casa. Quella sera prima di coricarsi venne a darmi la buona notte, e colsi nel suo sguardo come una sensazione di compiacimento mista a gratitudine. I giorni che sguirono non videro mio figlio per nulla turbato, di cattivo umore o con problemi di sonno o con incubi, ma sereno come lo può essere un bambino di 8 anni in seno ad una famiglia che gli vuole bene e che glielo fa capire. Qualche tempo dopo, Baffer-two, la peste di casa di 4 anni , durante il pranzo ci mise in imbarazzo con una delle sue intriganti domande a bruciapelo:"come nascono i bambini?".
Mentre annaspavo in cerca di un' adeguata risposta plausibile per la sua età, giunse a salvarmi con la sua tranquilla e sorridente risposta Baffer-one: " quando avrai l'opportunità, anche tu ,di andare con Papà a Messina lo scoprirai ". La risata generale che ne seguì fu sufficiente a soddisfare la curiosità del fratellino. La naturalezza di questa semplice risposta mi fece capire che la comunicazione fra me e mio figlio su quel delicato argomento aveva dato i suoi frutti, senza provocargli il minimo trauma psicologico. Penso che ciò sia stato il naturale frutto di un dialogo su cosa sia l'amore fra due persone nelle sue componenti fisica, affettiva e psichica, non certo su cosa sia il sesso preso da solo e raccontato in maniera avulsa, mutilando la persona di tutte le sue altre capacità che gli danno dignità e qualità. A questo si deve aggiungere che questo scambio formativo è avvenuto nell'ambito delle relazioni familiari, cioè nel suo alveo naturale e in un ambiente che si caratterizza per la ricchezza affettiva, nel reciproco dono totale dell'uno all'altro. Ecco perchè oggi posso ben dire che mio figlio non sminuirebbe mai la parola amore, togliendole quella dignità e qualità di cui abbiamo già detto, pronunciando in maniera impropria, come è di uso corrente oggi, la frase: "fare all'amore", al posto di quella più pertinente "fare sesso".
Questo racconto, patrimonio della nostra storia familiare, è la mia risposta a caldo a ciò che ho casualmente ascoltato, con stupore, attraverso la radio appena qualche giorno fa.
giovedì 28 maggio 2009
Quante chiavi hanno aperto il tuo cuore ?
In quest'ultimo anno ho vissuto un'esperienza che mi ha fatto capire qualcosa di cui prima non mi ero reso conto con tanta evidenza, ma che mi ha chiarito il semplice meccanismo che si attiva nel momento in cui nasce una nuova relazione fra te ed un'altra persona. Da circa otto mesi, come tutti ormai ben sapete, sono diventato nonno, nonchè padrino di battesimo di Giulio, il mio primo nipote.mercoledì 13 maggio 2009
World Builder : " l'artefice di un mondo virtuale "
venerdì 17 aprile 2009
Un bambino ci ha preso per mano !
Ciò che sto per raccontarvi nelle righe che seguono è la semplice cronaca, scevra da retorica e sdolcinature, di un avvenimento che ha portato un cambiamento nella vita quotidiana della mia famiglia, in questi ultimi mesi. Avvenimento che ha provocato in tutti i suoi componenti, in ognuno in maniera differente, reazioni psicologiche ed affettive, che però sono assimilate da un denominatore comune, che cercherò di chiarire a me stesso ed a voi.venerdì 10 aprile 2009
Un post preso a prestito dal blog di Prof 2.0, di ieri: Giovedì Santo !
Portami con te o resta...
Lui doveva partire.
Lui era innamorato di Lei, come un folle.
Ma Lui doveva partire.
Portami con te, gli disse.
Dove andava Lui, Lei non poteva andare.
Resta con me, gli disse.
Lui non le lasciò una foto, una dedica, un'immagine di sé.
Lui le lasciò se stesso: rimase.
Lui partì, rimanendo. Rimase, partendo.
Le disse: io sono con te tutti i giorni fino alla fine del
mondo.
Lei rimase con Lui e con Lui partì.
Contemporaneamente rimaneva e partiva.
La sua casa era con Lui.
Con Lui, partito e rimasto.
In Lei. Con Lei. Per Lei.
Lei, di carne.
Lui, di pane.
mercoledì 8 aprile 2009
Primavera: è tempo di pulizie pasquali !
sabato 7 marzo 2009
" Te la do io la Svezia ! "
L'antefatto a questo post lo trovate nel blog in "Album di famiglia" del 10 giugno 2008. Lì parlo di come Baffo conobbe Mamma E.R. e dell'inizio della loro relazione sentimentale. Ma adesso che ci conosciamo meglio vi racconterò un particolare inedito che diede consistenza e su cui si fondò quella relazione. Era l'estate del '62, quando dopo aver conseguito la maturità classica, nonostante avessi cominciato a "flirtare" con Mamma E.R. , non rinunciai comunque al mitico viaggio in Scandinavia, programmato da tempo, insieme al mio amico e compagno di scuola Gigi. E fu così che a fine luglio, dopo aver salutato Mamma E.R. con un semplice ma affettuoso: "arrivederci al mio ritorno", partii in tutta tranquillità per il Nord Europa. Arrivai a Stoccolma, e lì era dove si sarebbe dovuta consumare una probabile, pragmatica ed effimera avventura, quasi obbligatoria nell'immaginario collettivo maschilista degli anni '60, di un maschio dal fascino latino con la bionda vichinga scandinava di turno, ma non fu così, fu invece il luogo che diede inizio ad un'avventura non episodica ma definitiva, che ha felicemente segnato per sempre tutta la mia vita. Era una mattina di settembre del '62 appunto, quando venne a svegliarmi da un sonno profondo, verso le 10 del mattino, la proprietaria della casa dove eravamo ospitati, dicendomi che c'era qualcuno al telefono che chiedeva di me dall'Italia. Ancora mezzo addormentato, mi preoccupai un pò, perchè nessuno tranne i miei familiari sapevano dove fossi alloggiato, e tanto meno avevo dato loro il numero di telefono, che ignoravo completamente. Era sicuramente successo qualcosa di poco piacevole, presi la cornetta del telefono preparandomi ad ascoltare una notizia non buona, ma al mio: " pronto! ",seguì in risposta un "come stai ?", passò qualche attimo prima che mi rendessi conto, con grande sorpresa e stupore, che era la voce di Mamma E.R. quella che giungeva al mio orecchio, e mentre mi chiedevo perplesso come avesse fatto a trovare il numero telefonico per chiamarmi, mi giunse un: "che fai, ti diverti ?". Risposi che sì, che stavo bene, che la città era bella e altre banalità del genere. Lei aggiunse semplicemente: "niente, volevo solo sentirti, ciao e a presto". Fine della telefonata. Mentre riagganciavo mi dissi: "sei spacciato", ma tornando verso il mio letto con l'intenzione di riprendere il sonno interrroto, si fece d'un tratto strada nella mia mente, con evidenza, un piacevole pensiero, chiaro e privo di dubbi : avevo appena parlato al telefono, senza possibilità di ripensamenti, con colei che sarebbe stata per sempre la compagna della mia vita. Da allora ho imparato che le decisioni importanti nella vita di una persona sono spesso questione di un attimo. Importante è saperle cogliere e metterle in atto con amore e volontà !
giovedì 17 luglio 2008
La mia famiglia : " dal maschile al femminile " .
La famiglia di Baffo e Mamma E.R. ha cambiato nel corso di questi 43 anni in maniera non prevedibile ed originale la sua composizione. Dal '66 al '77 erano nati Marco, Fabrizio ed Alessandro, quindi eravamo in casa 4 uomini e Mamma E.R., dal '81 al '85 nacquero Maria Elisabetta, Paola e Marta, quindi 4 uomini e 4 donne. Col passare degli anni i maschi hanno via via lasciato casa, e la famiglia è rimasta nella sua attuale composizione di Baffo e 4 donne. Cosa è cambiato ? Potrei dire tutto e niente. Niente: perchè il clima familiare è rimasto sempre lo stesso con la sua vita quotidiana fatta di momenti felici e meno felici, affrontati sempre con lo stesso spirito. Tutto: perchè innanzitutto c'è stata la contrazione del numero dei componenti da 8 a 4. Ma questo è il meno. Ciò che è veramente cambiato è il mio rapportarmi con un mondo "al femminile". La mia non vuole essere minimamente una notazione di tipo maschilista, ma ho dovuto seriamente fare i conti con un gruppo familiare in cui il mio confronto è stato con una "psicologia" di tipo femminile. E' indubbio affermare che il modo di essere e di sentire di una donna è notevolmente diverso da quello di un uomo. Spesso all'inizio di questa nuova fase mi trovavo spiazzato perchè non capivo certi atteggiamenti e comportamenti delle mie figlie. Quindi gli attriti erano inevitabili. Ma l'essere un genitore comporta accettare i figli e farsi accettare da loro idipendentemente dal sesso. Aiutato da mia moglie, con la quale questo tipo di processo era già stato superato negli anni con un'accettazione reciproca, ho cominciato a sintonizzare la mia mente e il mio cuore sulla frequenza d'onda delle mie figlie. Le cose sono cominciate a migliorare, anche se questo processo è in divenire e bisogna adeguarsi giorno dopo giorno in maniera positiva a queste relazioni con molta pazienza e ottimismo. Bisogna innanzitutto conoscere qual'è la realtà del mondo femminile, fatta di maggiore delicatezza, maggiore attenzione ai particolari, maggiore attenzione agli altri, ma anche di un modo di pensare più istintivo e più immediato che porta a vivere e a valutare le cose con uno spirito più creativo e con maggior libertà interiore. Se hai capito questo allora ti rendi conto che le tue figlie non sono complicate, ma vivono la tua stessa vita, in maniera diversa, seguendo "percorsi psicologici" anch'essi diversi. Diverso è il modo di percepire la realtà, ma la percepiscono; diverso è il modo di agire, ma agiscono, diverso infine è il modo di dare affetto, ma lo danno. Alla fine ti rendi conto che se l'accettazione dell'altro è fondata sull'amore, è con questa cifra che si ricompone la convivenza familiare, e che una famiglia è solo e comunque famiglia indipendentemente dalle diverse psicologie che si relazionano. Rita, Maria Elisabetta, Paola, Marta vi voglio bene, e grazie per la pazienza !










