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Palermo, Italy
Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
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martedì 20 aprile 2010

Ascoltare col cuore...


Una vera relazione si fonda innanzitutto sull'ascolto dell'altro. Un ascolto attento ed affettuoso è il primo atto d'amore col quale lo si accoglie. Ed è attraverso questo ascolto che possiamo comprendere le necessità dell'altro e cercare di corrispondere donandogli ciò di cui ha veramente bisogno.
Durante una delle presentazioni del suo libro mio figlio Alessandro ha sintetizzato questo stesso concetto con una espressione semplice ma suggestiva, che vi propongo: " bisogna avere un cuore a forma d'orecchio ".


lunedì 11 gennaio 2010

Il dialogo, come stile di servizio.

Troppo spesso si dice che una relazione fallisce lì dove fra le due persone che le danno vita, cioè fra amici, fra docenti e alunni, fra geniori e figli, fra marito e moglie, fra uomo e Dio, non vi è dialogo. Se questo è senz'altro vero, bisogna allora chiedersi perchè la dove questo dialogo c'è, succede anche che a volte la relazione fallisca lo stesso. Ciò è dovuto a mio modo di vedere al fraintendimento di ciò che si intende per dialogo. Cercherò di chiarire il vero significato di ciò che va inteso come vero dialogo, sevendomi di alcuni paragrafi di un libro che mi è capitato di leggere di recente, e che nella sua semplicità e linerarità chiarisce l'equivoco sull'uso di questo vocabolo, oggi spesso tanto abusato, sia in riferimento alle relazioni fra gli uomini tra di loro che fra quelle tra gli uomini e Dio:
" Lo stile proprio del servizio è il dialogo, quel linguaggio dell'amore, in cui l'amore stesso si manifesta come attenzione e disponibilità agli altri. La fatica di amare si riflette perciò inevitabilmente nelle resistenze e nei rischi propri del dialogo. Come la gratuità dell'amore viene inaridita dalla possessività, così il dialogo non esiste realmente lì dove non sia suscitato da una iniziativa gratuita, libera dal calcolo. Nulla si oppone di più all'autenticità del dialogo che la strategia o il tatticismo: dove il dialogo è strumento per dominare l'altro o per usarlo ai propri fini, lì cessa di esistere. Il dialogo ha la dignità del fine e non del mezzo: esso vive di gratuità e si propone come un'offerta di incontro che sgorga dalla gioia di amare.
Per dialogare veramente è, poi, necessario unire alla gratuità l'accoglienza dell'altro: il dialogo non si sviluppa lì dove la dignità dell'altro non è rispettata e accolta. Il dialogo ha bisogno dello scambio, in cui il dare e il ricevere sono misurati dalla gratuità e dall'accoglienza di ciascuno dei due. La massificazione - che igora l'originalità dell'altro - esclude ogni dialogo, e quindi ogni autentico atteggiamento di servizio.
Chi pensa di non aver bisogno degli altri resterà nella solitudine di una vita senza amore. Chi si mette alla scuola dell'altro e si fa servo per amore, offrendo se stesso in dono, costruisce legami di pace e fa crescere intorno a se la comunione. Anche nel Dio tre volte santo il Padre è eterna gratuità e il Figlio eterna accoglienza: l'eterno Amato davanti all'eterno Amante ci insegna come anche il ricevere sia divin0! Veramente la gratitudine di chi si lascia amare è essenziale all'amore, almeno quanto la gratuità che ne è la sorgente.
Il dialogo, infine, è autentico quando si presenta come un'esperienza liberante, aperta agli altri, inclusiva e mai esclusiva dei loro bisogni e delle loro inquietudini. L'incontro dei due deve rendere possibili altri incontri: esso proietta fuori del cerchio dello stare a gurdarsi negli occhi, verso il vasto mondo della solidarietà.
Solo così nell'esperienza del dialogo l'accoglienza e il dono di se all'altro non si oppongono fra di loro, ma sono in certo modo l'uno la forza e l'autenticità dell'altro: ciò che è donato e ricevuto nel dialogo fra i due, esige di essere ancora offerto in sempre nuovi itinerari di amore e di servizio. Dialogando, si sprigionano le energie nascoste dell'amore, e l'esistenza, lungi dal chiudersi in se stessa, si proietta fuori di sè, facendosi servizio e dono. Quest'apertura all'esterno non solo non mortifica la comunione di coloro che dialogano, ma la rende vera e gioiosa. "
Spero che queste brevi considerazioni siano state utili per aiutarvi a capire meglio quale sia la vera ricchezza che è racchiusa nel dialogo!

P.S. Dal testo " Lettera ai cercatori di Dio ", CEI - ed.San Paolo 2009

giovedì 17 dicembre 2009

Basta un dettaglio !



















Spesso basta un dettaglio per fare di una cosa semplice un capolavoro che arricchisce la nostra interiorità.Mi riferisco concretamente al sobrio presepe preparato sotto l'altare della cappella del Campus. Si tratta semplicemente di un tondo in terracotta, contornato da alcune stelle di Natale.
Mi sono avvicinato colla mia carrozzina a rotelle per osservare meglio i personaggi in rilievo che vi erano rappresentati. E con mia meraviglia vi ho scoperto un gesto riservato di tenerezza e di amore da parte di San Giuseppe nei riguardi di Maria : la sua mano sinistra appogiata delicatamente sulle spalle della Madonna, quasi a dire: "stai tranquilla che quì ci sono io a proteggerti ". E' bastato all'artigiano che lo ha realizzato, questo piccolo dettaglio, come dicevo, per fare, ai nostri occhi, di un piccolo presepe un grande capolavoro.

martedì 3 novembre 2009

Finalmente si parla d'amore e non di banale emotività !


Sabato sera scorso, guardando la TV mi sono imbattuto per caso nella trasmissione "C'è posta per te", il programma condotto della De Filippi, al quale di solito non sento il bisogno di rivolgere eccessiva attenzione. La storia che veniva raccontata in quel momento ha attirato il mio interesse e l'ho seguita tutta con coinvolgimento e vera commozione. Questa volta mi sento di dire:" grazie Maria". La persona che raccontava la sua semplice storia era un papà di nome Andrea, un uomo dalla sensibilità straordinaria e dal sorriso sereno, che vive il ruolo di genitore nella maniera in cui lo intendo io, e nell'unica maniera in cui penso vada vissuto.

Dice Andrea: ..." la vita è una speranza continua ed è l'amore che la porta avanti... ecco perchè nascono i figli, che è la cosa più bella di questo mondo...io amo la vita perchè esistete voi...

La lettura e la visione dei tre video in cui si articola il blog, a chi ne è interessato, porterà via circa 25 minuti, un po' tanti, ma secondo me ben spesi, ne vale la pena. Pensate a quante volte sciupiamo il nostro tempo per cose talmente inutili e di scarso valore.


venerdì 23 ottobre 2009

I porcospini di Schopenhauer … e le relazioni deboli !



I porcospini di Schopenhauer.


I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)


Alcune volte per l’uomo l’unica soluzione per risolvere un problema è quella che comporta sacrificio, allora preferisce ricorrere ad una soluzione di accomodamento piuttosto che patire una molestia sia fisica che morale. Ciò più che fortificare il carattere e i comportamenti dell’uomo ne indebolisce la volontà e lo rende disponibile ai compromessi. L’apologo di Schopenhauer sembra calzante per ogni tipo di relazione che oggi si instaura fra due persone in qualsiasi ambito, nella politica, nel lavoro, negli affari, nell’amicizia e nelle relazioni sentimentali. Mi limito a prendere in considerazione queste ultime che sono quelle che mi stimolano di più ad una riflessione personale. Mi sembra un'immagine perfetta di molte relazioni infelici dei nostri giorni. Si cerca l'altro per vincere la propria solitudine, ma quando si scoprono gli aculei lo si lascia, perchè si cercava solo di vincere il freddo della propria solitudine. E ricomincia la ricerca, in un continuo illudersi e disilludersi che abbatte la speranza e infiacchisce la capacità di amare. Non è possibile amare senza fare e farsi del male, come i porcospini della favola di Schopehauer, che d’inverno si stringono l’un l’altro per trovare calore ma poi si ritraggono per evitare gli aculei dei propri simili. E’ una metafora perfetta della vita sentimentale di noi esseri umani, che ci dibattiamo fra il dolore del coinvolgimento e l’isolamento dell’amore. Indecisi tra il calore e il gelo, tra la fiducia e la sfiducia reciproche, non volendo o non potendo togliersi gli aculei ( o intimoriti dall’ipotesi che un’eventuale perdita di essi li renda ulteriormente vulnerabili ), gli uomini si accontentano perciò di rapporti tiepidi ed indifferenti con i loro simili, poco radicati nella loro intimità, e destinati pertanto al fallimento. Forse il porcospino dovrebbe voler scaldare l'altro prima che se stesso e accettare gli aculei che lo feriranno. Darà calore e si scoprirà a riceverne. Gradualmente aiuterà l'altro a smussare le punte e a trovare le giuste misure per amarsi, senza ferirsi troppo, perchè in amore forse ferirsi è inevitabile...


lunedì 15 giugno 2009

Amarsi: un incontro fra due persone o solo fra due corpi ?

Ovvero: "Educazione sessuale"
in classe ?
o meglio "Educazione all'amore"
in famiglia ?


IL punto interrogativo del titolo mette in evidenza che si tratta chiaramente di una domanda che esige una risposta altrettanto chiara. Cosa ha provocato in me l'esigenza di porre questa domanda, forse banale, ma sicuramente provocatoria, dal momento che oggi la risposta sembra purtroppo ovvia, quando ovvia non lo è per nulla?
Qualche giorno fa ascoltavo in auto, dalla solita emittente radio con cui sono sintonizzato, uno scambio di battute fra il conduttore e un genitore che raccontava un fatto accaduto nella IV classe elementare della scuola che frequenta suo figlio in una città del nord. Bene la scuola in oggetto, con grande lungimiranza e forse ingenua buonafede, e senza avvisare i genitori, aveva organizzato un incontro nella classe di questi alunni, dei due sessi e fra gli 8 e i 9 anni, centrato sull"educazione sessuale", che meglio sarebbe definire "informazione sessuale", affidandone la conduzione alla accademica competenza di una psicologa specializzata in sessuologia. Pare che la competente esperta della materia in oggetto abbia fatto innanzitutto una dettagliata esposizione, con l'ausilio di un accattivante PowerPoint ricco di immagini eccessivamente realistiche, dell'anatomia e della fisiologia degli organi genitali de due sessi. Poi è passata a parlare dell'accoppiamento in termini molto precisi ma crudi, per finire col parlare di contraccezione e sesso sicuro. Ripeto se ce ne fossimo scordati, il tutto in una IV elementare! Il genitore riferisce ancora del disagio di molti di questi bambini , nei giorni seguenti all'intervento in classe, che tenevano in casa un atteggiamento taciturno, poco allegro, accompagnato anche in qualche caso da crisi di pianto immotivate, insonnia, ed incubi notturni. Preoccupati, i genitori dopo un'indagine sommaria e qualche domanda fatta ai bambini con la dovuta cautela, sono venuti a conoscenza del su citato intervento in classe, che definirei clandestino, della Dottoressa X, specialista sessuologa.
Sorvolo sulla baraonda che il fatto ha chiaramente scatenato fra i genitori e l'ingenua direzione della scuola, e lascio alla vostra personale valutazione il singolare episodio.
Passo invece a raccontarvi un aneddoto, vissuto in seno alla mia famiglia, quando mio figlio Baffer-one , ora 42enne prof di filosofia Morale in un Ateneo romano, all'età di 8 anni era interessato a guardare con una certa curiosità, dal balcone del retroprospetto del nostro appartamento, il viavai di coppiette che si avvicendavano nella strada senza uscita sotto casa nostra con evidenti e pubbliche effusioni "di affetto". Mamma E.R. avendo notato il fatto, me lo riferiva dicendomi che era forse giunto il momento che io parlassi al mio primogenito riguardo agli episodi che avevano suscitato la sua infantile curiosità e gliene dessi una accettabile spiegazione rapportata alla sua giovane età. A dire il vero la cosa mi imbarazzava un po', e non sapevo come e quando affrontare l'argomento, essendo la prima volta che mi trovavo ad affrontare una simile evenienza, cosa divenuta più semplice ma comunque sempre impegnativa via via che i figli da 1 sono divenuti 6. L'occasione si presentò qualche giorno dopo, quando per motivi familiari ho dovuto fare un viaggio in macchina di quasi 4 ore da Palermo a Messina. Per non viaggiare da solo, proposi a mio figlio di accompagnarmi, la qualcosa lo eccitò moltissimo. Partimmo la mattina dopo , di buon'ora, e giunti a metà strade circa, fra una cosa e l'altra, mi venne in mente di portare la discussione sulle "coppiette" che amoreggiavano sotto casa nostra. Una cosa tira l'altra, cominciai, essendo medico, col dargli alcune informazioni di carattere anatomico e fisiologico circa la differenza fra i due sessi, il tutto in maniera essenziale e sobria, senza dilungarmi in eccessivi e innecessari particolari che avrebbe appreso da più grande per suo conto. Non posso dire che mostrasse un particolare interesse per l'argomento, comunque per fortuna ero arrivato in tempo , poichè non aveva ricevuto al riguardo informazioni fuorvianti da qualcun'altro, in merito a ciò. Poi passai a personalizzare il dialogo, spiegandogli che per questi rispettivi attributi del corpo umano, l'uomo e la donna provano un'istintiva attrazione che col tempo diviene oggetto di scambi affettivi. Gli raccontai di come avevo conosciuto mammaE.R. , di come ero stato attratto dalla sua bellezza, del corteggiamento, del nostro innamoramento, del fatto che cominciammo a volerci bene, col totale coinvolgimento del cuore colla parte estetica, fino ad arrivare al matrimonio, dove l'amore fra me e mamma E.R. giunse a completezza e a maturazione col dono della nostra parte fisica, che come conseguenza aveva portato probabilmente alla suo concepimento e alla sua nascita. Non ho mai parlato ai miei figli di api, cavoli, cicogne o altre favole del genere, nemmeno da più piccoli. Questa seconda parte del discorso lo vide molto attento: mi chiese quando cominciammo a capire di volerci bene e come ce lo siamo detto. Mentre glielo raccontavo i suoi occhi brillavano di una luce insolita. Il nostro viaggio continuò tranquillo , chiaccerando sugli argomenti più diversi dalle vacanze allo sport. Sbrigate le mie faccende, dopo un simpatico pranzo al ristorante , che lo fece sentire molto importante, avendolo condiviso da solo con me, prendemmo la strada del ritorno che ci riportò nel tardo pomeriggio a casa. Quella sera prima di coricarsi venne a darmi la buona notte, e colsi nel suo sguardo come una sensazione di compiacimento mista a gratitudine. I giorni che sguirono non videro mio figlio per nulla turbato, di cattivo umore o con problemi di sonno o con incubi, ma sereno come lo può essere un bambino di 8 anni in seno ad una famiglia che gli vuole bene e che glielo fa capire. Qualche tempo dopo, Baffer-two, la peste di casa di 4 anni , durante il pranzo ci mise in imbarazzo con una delle sue intriganti domande a bruciapelo:"come nascono i bambini?".
Mentre annaspavo in cerca di un' adeguata risposta plausibile per la sua età, giunse a salvarmi con la sua tranquilla e sorridente risposta Baffer-one: " quando avrai l'opportunità, anche tu ,di andare con Papà a Messina lo scoprirai ". La risata generale che ne seguì fu sufficiente a soddisfare la curiosità del fratellino. La naturalezza di questa semplice risposta mi fece capire che la comunicazione fra me e mio figlio su quel delicato argomento aveva dato i suoi frutti, senza provocargli il minimo trauma psicologico. Penso che ciò sia stato il naturale frutto di un dialogo su cosa sia l'amore fra due persone nelle sue componenti fisica, affettiva e psichica, non certo su cosa sia il sesso preso da solo e raccontato in maniera avulsa, mutilando la persona di tutte le sue altre capacità che gli danno dignità e qualità. A questo si deve aggiungere che questo scambio formativo è avvenuto nell'ambito delle relazioni familiari, cioè nel suo alveo naturale e in un ambiente che si caratterizza per la ricchezza affettiva, nel reciproco dono totale dell'uno all'altro. Ecco perchè oggi posso ben dire che mio figlio non sminuirebbe mai la parola amore, togliendole quella dignità e qualità di cui abbiamo già detto, pronunciando in maniera impropria, come è di uso corrente oggi, la frase: "fare all'amore", al posto di quella più pertinente "fare sesso".
Questo racconto, patrimonio della nostra storia familiare, è la mia risposta a caldo a ciò che ho casualmente ascoltato, con stupore, attraverso la radio appena qualche giorno fa.

giovedì 28 maggio 2009

Quante chiavi hanno aperto il tuo cuore ?

In quest'ultimo anno ho vissuto un'esperienza che mi ha fatto capire qualcosa di cui prima non mi ero reso conto con tanta evidenza, ma che mi ha chiarito il semplice meccanismo che si attiva nel momento in cui nasce una nuova relazione fra te ed un'altra persona. Da circa otto mesi, come tutti ormai ben sapete, sono diventato nonno, nonchè padrino di battesimo di Giulio, il mio primo nipote.
Ho preso la cosa molto seriamente, e provo, con le debite differenze, le stesse emozioni e sensazioni di quando mi sono innamorato di mia moglie. La relazione che si è instaurata con questa piccola creatura, a cui dono ogni giorno che passa un pò di me stesso, imparando a volergli sempre più bene, fino a gioire del suo esistere, mi ha fatto innamorare ancora una volta. Non è certo l'innamoramento che ti coglie nel rapporto con l'altro sesso, ma è comunque una sensazione in cui scopri l'esistenza di un altro "tu", con cui instaurare una relazione, e mettere a sua disposizione tutto te stesso. E come se il piccolo Giulio avesse portato con se, venendo alla luce, una chiave con la quale ha aperto la porta chiusa di una stanza del mio cuore, che io stesso ignoravo, e dalla quale ha tirato fuori una quantità di cose belle che vi erano riposte: affetto, generosità, dedizione, stupore, meraviglia, disponibilità al sacrificio, e tanto altro. Tutte aqueste cose erano come liofilizzate e contenute in un piccolo spazio, e non appena venute a contatto con Giulio hanno preso volume, consistenza e vita, andando ad arricchire il mio cuore, dilatandolo ancora un pò. Ecco allora il meccanismo che ho scoperto: la mia vita è stato un susseguirsi di innamoramenti successivi, ogni volta che sono entrato in sintonia affettiva con un'altra persona, moglie, figli, amici, e ora il nipotino. Ognuna di loro portava con se una chiave in grado di aprire altrettante porte, fino a quel momento chiuse, del mio cuore. Ogni successiva relazione con un'altra persona ha dato vita nei confronti di questa ad un nuovo innamoramento, con una cifra diversa a seconda dell'interlocutore, ma con un denominatore comune, che è stato quello di aumentare la potenzialità e la capacità di amare da parte del mio cuore, che ad ogni nuova relazione si è dilatato sia quantitativamente che qualitativamente. Il sommarsi delle relazioni affettive con ciascuna di queste persone ha trasformato negli anni il monolocale del mio cuore, angusto e buio dell'inizio, in uno spazioso appartamento dalle molte confortevoli stanze piene di luce e di calore. E' entusiasmante il poter constatare oggi a 65 anni che la mia vita è stata caratterizzata da uno stato di innamoramento continuo, scandita oltre che da tantissimi momenti felici anche da alcuni momenti di difficoltà, sempre superati con la forza dell'amore. In un cuore cosi preparato e reso fertile da queste relazioni umane di qualità, è stato facile che si impiantasse e trovasse posto il seme dell'innamoramento, con la "I" maiuscola, nei confronti di Dio. Allora ti rendi conto che Dio non Lo hai trovato per caso, ma è stata la naturale conseguenza degli incontri precedenti che ti hanno legato uno alla volta agli altri, rendendo il tuo cuore capace di amare. Solo un animo umano che ha coltivato questi affetti, può essere il terreno su cui sboccia spontaneamente e con naturalezza l'amore di Dio.
Auguro a tutti che siano tante le chiavi a cui lasceranno aprire le tante porte chiuse del loro cuore ; resteranno meravegliati dei tanti tesori che vi sono custoditi, e che aspettano solo di essere scoperti per poterne fare l'uso che meritano !

mercoledì 13 maggio 2009

World Builder : " l'artefice di un mondo virtuale "

In un delicato e piacevole corto, di appena 9 minuti, il 42enne filmmaker Bruce Branit, esperto computer-graphics, che ha ricevuto 4 Emmy Award nominations per la sua collaborazione in Star Trek, ha realizzato, con una tecnologia informatica all'avanguardia, questo breve ed accattivante filmato. Branit, nei panni di un originale innamorato, usando con maestria i suoi strumenti olografici, attraverso una sobria e poetica sceneggiatura a cavallo tra Matrix e Love Story, costruisce un'intera città virtuale, per farne dono alla donna che ama, sperando che questa si risvegli dallo stato di coma in cui si trova.
Ed ecco che ad un tratto, come era prevedibile, il fittizio mondo virtuale, elaborato pur con tanto amore dalla creativa fantasia del nostro protagonista, si dissolve, provocandogli un profondo scoramento. Ma il ritorno al mondo reale gli permette di riappropriarsi del conforto che gli deriva da una rassicurante "speranza".
Questa la mia lettura del film, e la vostra ?

P.S. Essendo il film in alta definizione, consiglio una visione a schermo intero, cosa possibile cliccando direttamente sull'immagine e usando l'icona per ingrandire su You Tube.

venerdì 17 aprile 2009

Un bambino ci ha preso per mano !

Ciò che sto per raccontarvi nelle righe che seguono è la semplice cronaca, scevra da retorica e sdolcinature, di un avvenimento che ha portato un cambiamento nella vita quotidiana della mia famiglia, in questi ultimi mesi. Avvenimento che ha provocato in tutti i suoi componenti, in ognuno in maniera differente, reazioni psicologiche ed affettive, che però sono assimilate da un denominatore comune, che cercherò di chiarire a me stesso ed a voi.
Io e mamma E.R, come ben sapete, siamo i genitori di una normale e numerosa famiglia con sei figli, che conduce una vita scandita dal ritmo degli avvenimenti propri di ogni singola giornata. Avvenimenti a volte quasi sempre piacevoli a volte meno, che coinvolgono ognuno di noi in maniera diversa, a seconda della nostra indole, ma con atteggiamento solidale e di condivisione uguale da parte di tutti. La sensazione che ho sempre avuto in questi 43 anni di vita familiare, è stata che ogni evento che è capitato all'interno delle mura domestiche, di poca o grande importanza che fosse, ha sempre provocato da parte dei suoi componenti, in quel momento presenti in casa, da un lato una reazione rapportata alla sensibilità propria del singolo, e dall'altra una reazione che definirei empatica, che ci ha sempre dato contezza di essere un gruppo ben affiatato, che si muove verso obiettivi di fondo comuni, che condivide con tutti gli altri, , in poche parole ci siamo sempre sentiti una "famiglia".
Bene, circa 7 mesi fa, sapete anche questo, ha fatto irruzione nella nostra realtà familiare Giulio, il primo nipotino, figlio di Baffer-two, il mio secondogenito; un bellissimo marmocchio che col suo arrivo ha messo a soqquadro con la sua presenza, positivamente s'intende, l'ordine e l'equilibrio pscologico ed affettivo che ognuno di noi, genitore, nonno, nonna, zio o zia che fosse, aveva maturato fino a quel momento della propria vita . Con le parole mettere a soqquadro non intendo riferirmi ad un disordine di tipo logistico dei nostri spazi e dei nostri tempi, ma ad uno scombussolamento, ripeto positivo e piacevole, all'interno di ognuno di noi. Il momento della sua nascita, e l'incontro con la sua indifesa e gradevole fisicità, ha provocato un sentimento di meraviglia di un'intensità a cui non eravamo forse più abituati da tempo. A questa meraviglia ha fatto seguito giorno dopo giorno lo stupore, suscitato dall'osservare la crescita fisica ed intellettiva di questa piccola creatura che va costruendo, imponendola, la sua personalità, alla quale devi render conto, e colla quale sei costretto a confrontarti. Questa meraviglia e questo stupore, ognuno di noi le ha vissute e continua a viverle a modo suo, e in maniera del tutto personale e congeniale alla propria indole affettiva. Dalle manifestazioni di affetto più eclatanti e "spudorate" di quelli di noi più estroversi, vedi nonno Baffo, a quelle più nascoste e contenute, ma non per questo meno sentite, di quelli di noi dall'indole più riservata.
Tutti ci inventiamo ogni giorno qualcosa per dimostrare la nostra riconoscenza al regalo che Giulio ci ha fatto con la sua nascita: chi ha un blog in rete gli dedica ampio spazio, chi ha un suo sito su Facebook pubblica foto e frasi pittoresche nei suoi confronti, altri gli regalano con frequenza oggetti improbabili e non sempre adatti alla sua età, che anche se non di grande valore hanno però un loro forte contenuto simbolico nell'atto stesso di fargliene dono. Tutti fanno a gara nel dedicargli parte del loro tempo, candidandosi all'ambito ruolo di nonni-sitter o zii-sitter, per dare un aiuto concreto e un po di relax ai genitori talvolta un pò stressati. C'è chi si diverte a dargli le prime pappe. C'è chi gli fa verdere i "puffi" in TV, che tanto amava da piccolo, convinto che siano anche di suo gradimento. E giusto per farla finita ci sono quelli che hanno istallato Skype sul loro computer, e non perdono occasione per collegarsi con l'abitazione del nipotino, per poter catturare qualche suo momento di intimità attraverso la web-cam del PC del papà.
Se la diversità dei vari approcci affettivi è la più disparata, posso però ben dirvi che la mimica facciale atteggiata al sorriso, e la vivacità dello sguardo di tutti noi al solo trovarsi davanti alla new-entry della famiglia, è forse quel denominatore comune di cui facevo cenno all'inizio, e che testimonia la gioia che ognuno di noi prova in cuor suo.
Ognuno di noi si è sentito il dovere di armarsi di un ipotetico metro, e di prendere con precisione le misure del proprio cuore per vedere lo spazio a disposizione per riporvi il prezioso tesoro dell'affetto verso il proprio piccolo figlio o il proprio nipotino. Credo che ognuno di noi si sia sorpreso durante questa ricognizione del proprio cuore, trovandolo completamente occupato. Allora, che fare? Ognuno ha sentito la nescessità di rivedere tutto ciò che vi era stipato, e si è reso conto di quante cose inutili vi fossero accumulate, e a cui dedicava sprecandolo una parte del suo affetto e delle sue attenzioni. E' iniziata allora una capillare opera di sgombero di tutte quelle inutili cianfrusaglie, e con grande stupore ognuno di noi ha ritrovato tanti spazi preziosi , prima inutilmente ingombri, che oltre ad alleggerire con sollievo il proprio cuore, lo hanno reso capace di accogliere il loro carico di affetto per il nipotino.
Tutto ciò mi ha portato ad una considerazione e a darmi una risposta ad una domanda che mi sono sempre posto: come mai con l'arrivo di ogni figlio il mio cuore ha sempre aumentato la sua capacità di accoglienza e di amore nei suoi confronti? Più la vita ci mette dinanzi a nuove richieste di affetto a cui dare risposta, più il nostro cuore si dilata e trova lo spazio necessario per accoglierle. Ho allora capito cosa è avvenuto ad ognuno di noi in famiglia, genitore , nonno o zio di Giulio: abbiamo sentito il bisogno di buttare fuori la zavorra che appesantiva il nostro cuore e lo abbiamo reso disponibile ad un maggior arricchimento affettivo.
L'arrivo di questa meravigliosa vita ha fecondato di nuova linfa i cuori di ognuno di noi , forse un pò inariditisi col tempo, portando a maturazione frutti saporiti di affetto da potergli donare con gioia.
Il nostro nipotino, ha teso la sua piccola mano ad ognuno di noi, invitandoci a continuare con rinnovato entusiasmo il cammino della nostra vita insieme a lui.
Ciao Giulio, ti voglio tanto bene,
nonno Baffo

venerdì 10 aprile 2009

Un post preso a prestito dal blog di Prof 2.0, di ieri: Giovedì Santo !

Portami con te o resta...

Lui doveva partire.
Lui era innamorato di Lei, come un folle.
Ma Lui doveva partire.
Portami con te, gli disse.
Dove andava Lui, Lei non poteva andare.
Resta con me, gli disse.
Lui non le lasciò una foto, una dedica, un'immagine di sé.
Lui le lasciò se stesso: rimase.
Lui partì, rimanendo. Rimase, partendo.
Le disse: io sono con te tutti i giorni fino alla fine del
mondo.
Lei rimase con Lui e con Lui partì.
Contemporaneamente rimaneva e partiva.
La sua casa era con Lui.
Con Lui, partito e rimasto.
In Lei. Con Lei. Per Lei.
Lei, di carne.
Lui, di pane.


Non me ne voglia il Prof se mi sono permesso di pubblicare senza chiedergliene il permesso il suo post, non ho potuto farne proprio a meno. Mi ha commosso, e mi sono reso conto come l'amore trasformi semplici parole dette col cuore in una vera poesia. Lo propongo anche a voi. Grazie Prof !

mercoledì 8 aprile 2009

Primavera: è tempo di pulizie pasquali !









Questa mattina di buon mattino mamma E.R. mi ha chiesto se ero disposto a darle una mano per affrontare le classiche e tradizionali straordinarie pulizie pasquali. Anche se a mio avviso la casa è abbastanza in ordine e pulita grazie alla manutenzione quotidiana che lei le dedica, le ho assicurato il mio aiuto. E così, aiutati anche dai figli presenti in casa al momento, abbiamo cominciato a mettere ordine, a buttar via cose accumulate nel corso del tempo e completamente inutili, a spolverare, a togliere qualche ragnatela nascosta e sfuggita alle precedenti osservazioni e via andare. Mentre ci davamo da fare in queste incombenze, mi è venuto da pensare: ma non è primavera ed in particolare Pasqua anche per il cuore di ognuno di noi ? E allora perchè non andare a dare uno sguardo dentro, per vedere in che stato si trova, ed eventualmente mettere in atto un'azione di pulizia anche al suo interno. Sono sicuro che vi troveremo comunque, bene che vada, un pò di disordine, delle cianfrusaglie inutili a cui ciascuno di noi si è attaccato, un pò di polvere, e in qualche angolino anche un pò di sporcizia. Allora è bene sbracciarsi , metaforicamente s'intende, e fare ordine, pulizia, buttar via le cose inutili che spesso ci angustiano, togliere la polvere dai buoni sentimenti, lucidare le inclinazioni positive, far prendere aria e mettere qualche fiore (buone azioni) qua e là. Così sono sicuro che renderemo il nostro cuore un luogo pulito e accogliente dove poter ospitare con garbo e serenità: i nostri affetti, i nostri sentimenti, le nostre passioni buone, i nostri amori, ed in particolare visto che mancano solo quattro giorni a Pasqua, Nostro Signore Gesù Risorto, Che possa così trovare un ambiente confortevole e degno della Sua Persona,dove avrà sicuramente piacere di intrattenersi.
Ma qualcuno di voi dirà: ma io che non credo, e non aspetto per nulla la visita di questo Gesù, a che scopo affaticarmi in questa opera di pulizia? Bene, penso che invece sia conveniente e necessario anche per te, poichè solo un cuore pulito e in ordine , potrà ospitare almeno la solidarietà e la tolleranza, accettando con generosità e con amore le persone che hanno bisogno del tuo aiuto. E poi chi lo sà, mettendo in ordine, potresti trovare, dimenticato in qualche cassetto,un vecchio ma ancora leggibile certificato di battesimo, del quale ti eri completamente scordato, e tenendolo in mano perplesso ti costringerà a fare almeno qualche riflessione sul fatto del perchè lo hai conservato.
Dunque forza, buon lavoro, e olio di gomito !
Baffo


sabato 7 marzo 2009

" Te la do io la Svezia ! "







L'antefatto a questo post lo trovate nel blog in "Album di famiglia" del 10 giugno 2008. Lì parlo di come Baffo conobbe Mamma E.R. e dell'inizio della loro relazione sentimentale. Ma adesso che ci conosciamo meglio vi racconterò un particolare inedito che diede consistenza e su cui si fondò quella relazione. Era l'estate del '62, quando dopo aver conseguito la maturità classica, nonostante avessi cominciato a "flirtare" con Mamma E.R. , non rinunciai comunque al mitico viaggio in Scandinavia, programmato da tempo, insieme al mio amico e compagno di scuola Gigi. E fu così che a fine luglio, dopo aver salutato Mamma E.R. con un semplice ma affettuoso: "arrivederci al mio ritorno", partii in tutta tranquillità per il Nord Europa. Arrivai a Stoccolma, e lì era dove si sarebbe dovuta consumare una probabile, pragmatica ed effimera avventura, quasi obbligatoria nell'immaginario collettivo maschilista degli anni '60, di un maschio dal fascino latino con la bionda vichinga scandinava di turno, ma non fu così, fu invece il luogo che diede inizio ad un'avventura non episodica ma definitiva, che ha felicemente segnato per sempre tutta la mia vita. Era una mattina di settembre del '62 appunto, quando venne a svegliarmi da un sonno profondo, verso le 10 del mattino, la proprietaria della casa dove eravamo ospitati, dicendomi che c'era qualcuno al telefono che chiedeva di me dall'Italia. Ancora mezzo addormentato, mi preoccupai un pò, perchè nessuno tranne i miei familiari sapevano dove fossi alloggiato, e tanto meno avevo dato loro il numero di telefono, che ignoravo completamente. Era sicuramente successo qualcosa di poco piacevole, presi la cornetta del telefono preparandomi ad ascoltare una notizia non buona, ma al mio: " pronto! ",seguì in risposta un "come stai ?", passò qualche attimo prima che mi rendessi conto, con grande sorpresa e stupore, che era la voce di Mamma E.R. quella che giungeva al mio orecchio, e mentre mi chiedevo perplesso come avesse fatto a trovare il numero telefonico per chiamarmi, mi giunse un: "che fai, ti diverti ?". Risposi che sì, che stavo bene, che la città era bella e altre banalità del genere. Lei aggiunse semplicemente: "niente, volevo solo sentirti, ciao e a presto". Fine della telefonata. Mentre riagganciavo mi dissi: "sei spacciato", ma tornando verso il mio letto con l'intenzione di riprendere il sonno interrroto, si fece d'un tratto strada nella mia mente, con evidenza, un piacevole pensiero, chiaro e privo di dubbi : avevo appena parlato al telefono, senza possibilità di ripensamenti, con colei che sarebbe stata per sempre la compagna della mia vita. Da allora ho imparato che le decisioni importanti nella vita di una persona sono spesso questione di un attimo. Importante è saperle cogliere e metterle in atto con amore e volontà !

P.S. Sono passati 47 anni, e mi rendo sempre più conto che Mamma E.R. sapeva bene quello che voleva, e con quella semplice telefonata mi diede la possibilità di capire che anch'io volevo la stessa cosa.

giovedì 17 luglio 2008

La mia famiglia : " dal maschile al femminile " .


La famiglia di Baffo e Mamma E.R. ha cambiato nel corso di questi 43 anni in maniera non prevedibile ed originale la sua composizione. Dal '66 al '77 erano nati Marco, Fabrizio ed Alessandro, quindi eravamo in casa 4 uomini e Mamma E.R., dal '81 al '85 nacquero Maria Elisabetta, Paola e Marta, quindi 4 uomini e 4 donne. Col passare degli anni i maschi hanno via via lasciato casa, e la famiglia è rimasta nella sua attuale composizione di Baffo e 4 donne. Cosa è cambiato ? Potrei dire tutto e niente. Niente: perchè il clima familiare è rimasto sempre lo stesso con la sua vita quotidiana fatta di momenti felici e meno felici, affrontati sempre con lo stesso spirito. Tutto: perchè innanzitutto c'è stata la contrazione del numero dei componenti da 8 a 4. Ma questo è il meno. Ciò che è veramente cambiato è il mio rapportarmi con un mondo "al femminile". La mia non vuole essere minimamente una notazione di tipo maschilista, ma ho dovuto seriamente fare i conti con un gruppo familiare in cui il mio confronto è stato con una "psicologia" di tipo femminile. E' indubbio affermare che il modo di essere e di sentire di una donna è notevolmente diverso da quello di un uomo. Spesso all'inizio di questa nuova fase mi trovavo spiazzato perchè non capivo certi atteggiamenti e comportamenti delle mie figlie. Quindi gli attriti erano inevitabili. Ma l'essere un genitore comporta accettare i figli e farsi accettare da loro idipendentemente dal sesso. Aiutato da mia moglie, con la quale questo tipo di processo era già stato superato negli anni con un'accettazione reciproca, ho cominciato a sintonizzare la mia mente e il mio cuore sulla frequenza d'onda delle mie figlie. Le cose sono cominciate a migliorare, anche se questo processo è in divenire e bisogna adeguarsi giorno dopo giorno in maniera positiva a queste relazioni con molta pazienza e ottimismo. Bisogna innanzitutto conoscere qual'è la realtà del mondo femminile, fatta di maggiore delicatezza, maggiore attenzione ai particolari, maggiore attenzione agli altri, ma anche di un modo di pensare più istintivo e più immediato che porta a vivere e a valutare le cose con uno spirito più creativo e con maggior libertà interiore. Se hai capito questo allora ti rendi conto che le tue figlie non sono complicate, ma vivono la tua stessa vita, in maniera diversa, seguendo "percorsi psicologici" anch'essi diversi. Diverso è il modo di percepire la realtà, ma la percepiscono; diverso è il modo di agire, ma agiscono, diverso infine è il modo di dare affetto, ma lo danno. Alla fine ti rendi conto che se l'accettazione dell'altro è fondata sull'amore, è con questa cifra che si ricompone la convivenza familiare, e che una famiglia è solo e comunque famiglia indipendentemente dalle diverse psicologie che si relazionano. Rita, Maria Elisabetta, Paola, Marta vi voglio bene, e grazie per la pazienza !



giovedì 17 aprile 2008

Dilatare il cuore.

Per condividere il viaggio della nostra vita con gli altri in maniera felice, bisogna accoglierli tutti in un dialogo d'amore, ognuno secondo il suo ruolo: di moglie, marito, madre, padre, figlio, parente, amico, conoscente, etc.
Impresa ardua che solo un cuore capace di dilatarsi è in grado di compiere.
Il brano di un post preso a prestito dal blog di Prof.2.0 può forse avvalorare questa mia breve riflessione:
Ogni relazione umana autentica è dialogo."Con il mondo (ed è poesia), con gli altri (ed è amore), con la cultura (ed è intelligenza), con la natura (ed è contemplazione) con Dio (ed è preghiera), ma aggiugo io, ha bisogno di un cuore".