La mia foto
Palermo, Italy
Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
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sabato 23 gennaio 2010

Un'immagine per ricordare !

Quella quì accanto è la fotografia di Kobe, un piccolo africano, che da un po' di tempo ho messo sulla mia scrivania accanto al computer, insieme a quella della famiglia di Nazareth e dei miei familiari.
Penso che capiti anche a voi di ricevere, con la posta, e con una certa frequenza lettere di associazioni umanitarie onlus, che vi chiedono un'elemosina, e che con la stessa frequenza gettiamo, senza nemmeno leggerne il contenuto, nel cestino della carta straccia, pensando che in fondo non possiamo certo aderire a tutti gli appelli di aiuto che ci vengono rivolti.
Bene, qualche tempo fa, su di una busta c'era l'immagine di Kobe, e forse solo per curiosità ho aperto la lettera, scoprendo che si trattava di un bambino che viveva nel campo di accoglienza di Morrumbala in Monzambico, e che se non fosse stato sottoposto con urgenza ad un intervento chirurgico, sarebbe con molta probabilità morto.
Molti penseranno che sono caduto nella solita trappola del marketing, che fa leva, con l'immagine adeguata, sulla nostra emotività. Non sono sicuramente un ingenuo, per non pensare che ciò potesse anche non essere vero, ma ho anche pensato che al di là della veridicità o meno del caso concreto, Kobe era sicuramente emblematico di centinaia di migliaia di casi reali, sparsi per tutto il terzo mondo, e che valeva la pena di mandare ogni tanto qualche decina di euro per rispondere agli appelli di cui ero fatto oggetto.
Ecco il perchè della foto di Kobe sul mio tavolo, per ricordarmi ogni tanto che da qualche parte nel mondo c'è in ogni momento sicuramente un bambino bisognoso del nostro aiuto. Il mio vuole essere un invito discreto ai lettori del mio blog, affinchè accettino ogni tanto il rischio di essere generosi, piuttosto che il rischio di non esserlo affatto. Grazie!


martedì 4 agosto 2009

"Quei bianchi fiori dalla radice nera !"




































Nel luogo dove ho trascorso alcuni giorni di vacanza al mare, sulle dune sabbiose delle spiaggie della spendida costa sud-occidentale della Sicilia, (vedi immagini del post precedente), molto simili a quelle dell'Africa mediterranea, in mezzo alla tipica vegetazione costituita da cespugli spinosi, tralci di vite selvatica, arbusti di acacie nane e qualche agave svettante verso un cielo dall'azzurro intenso, è facile imbattersi, all'improvviso, in ciuffi di candidi gigli dal fragrante profumo intenso ed esotico, che sembrano completamente fuori posto in una simile flora tipicamente da macchia mediterranea. Allora bisogna fare un passo indietro all'autunno precedente, quando capita di vedere rotolare sul bagnasciuga della spiaggia, portati dalla risacca, dei baccelli molto simili, per forma e dello stesso colore verde, a quelli dell'esostica spezia del cardamomo. Sono poi le folate di vento autunnale a fare il resto, facendoli rotolare verso le dune, dove la generosa terra di Sicilia li accoglie nel suo seno, inglobandoli al suo interno. Ebbene e proprio ad ogni luglio dell'estate successiva, che là dove i baccelli si erano insabbiati, fioriscono questi singolari e candidi fiori di cui ho detto in precedenza. Ciò che sorprende in tutto ciò è che gli stessi fiori si ritrovano nelle coste settentrionali africane sulle dune sabbiose magrebine, di Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. La spiegazione di questo singolare fenomeno sembra comunque abbastanza semplice, secondo ciò che mi ha detto un anziano pescatore del luogo: i gigli africani sarebbero all'origine dei baccelli, contenenti i loro semi, che trasportati dalla corrente marina, approdano sulle coste siciliane dove si interrano, dando luogo a dei bulbi dai quali poi germoglieranno e fioriranno i gigli nostrani che adornano le nostre spiaggie, regalandoci il loro inebriante profumo.
Mentre riflettevo su questo ennesimo fenomeno frutto di madre natura, mi sono venute in mente le molte imbarcazioni del Nord-Africa che la stessa corrente marina sospinge quasi quotidianamente, spesso ahimè con scarsa fortuna, verso le nostre coste, col loro carico costituito da migliaia di uomini, donne e bambini di razza africana, disperati e timorosi per il loro incerto e insicuro futuro, che sperano migliore di quello che li attendeva nella loro terra d'origine. Ed ecco che le più fortunate di queste precarie imbarcazioni hanno la ventura, come i baccelli dei gigli d'Africa, di approdare sulle nostre coste, dove vengono accolti da nostri compatrioti preposti a ciò, sicuramente "non" con lo stesso spontaneo abbraccio che la nostra terra offre ai baccelli, ma con una accoglienza di tipo burocratico-istituzionale, che è spesso una solidarietà più politica che umanitaria verso creature meno fortunate di noi. Esseri umani che hanno lasciato una patria, avara verso di loro, nella speranza di venire accettati in un'altra più accogliente e generosa. A questo punto la storie più o meno tragiche di ognuno di loro prenderà cammini diversi le cui orme ci è impossibile seguire. Ognuno giungerà alla meta che il proprio destino gli ha assegnato, ma purtroppo ben pochi avranno la buona sorte di quei gigli, che donandoci il loro profumo, sono stati accolti senza riserve dalla nostra disponibile terra, ma quelli che avremo aiutato ad integrarsi ricompenseranno abbondantemente l'ospitalità ricevuta, col generoso sudore del loro lavoro, e con il calore umano della loro genuina cultura.
In questi giorni di vacanza camminando lungo la spiaggia silenziosa, al calar del sole, non ho potuto fare a meno di vedere dietro ognuno di quei bianchi fiori, un viso nero dai grandi occhi lucidi, spauriti e smarriti ad un tempo, alla disperata ricerca di un po' d'amore.


P.S. Vi chiedo e chiedo a me stesso un piccolo e semplice proposito: prendendo spunto da ciò che ho raccontato , forse vale la pena che da oggi stesso, quando la nostra auto verrà "assaltata" ad un semaforo, da un africano a caccia di qualche soldo per sfamarsi, invece di respingerlo infastiditi, e "mandarlo a quel paese", accettiamo con pazienza il modesto ed ingenuo servizio che usa come pretesto, mettendo con generosità qualche centesimo di euro nelle sue mani, e rivolgendogli magari qualche accogliente parola. Sono certo che quegli occhi che sembrano smarriti e spenti si illumineranno della luce di un grato sorriso di ringraziamento.