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Palermo, Italy
Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
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venerdì 13 marzo 2009

La parte per il tutto !











"Per farmi accettare, a chi la voleva, la davo!". Questa la cruda e sconcertante notizia che telefonicamente, una di queste mattine, un'ascoltatrice di Radio DJ, senza peraltro far mistero del proprio nome, e portandola a conoscenza della nazione intera, dava all'impassibile conduttore del programma, alla cui domanda:"e sei stata accettata?", la suddetta ascoltatrice rispondeva con un amaro e squallido:"no, ahimè, soltanto usata".
Ciò che mi ha colpito di più come prima cosa è stata la necessità di rendere noto a tutti, senza un minimo di pudore o riservatezza il suo problema. Questa confessione pubblica e il tono della sua voce lasciavano percepire come una necessità di liberarsi di un angoscioso peso, quasi il bisogno di esorcizzare questo suo comportamento rendendone partecipi tutti. Non so, forse nel tentativo di giustificare se stessa. Comunque non intendo minimamente addentrarmi in considerazioni di taglio morale, perchè questa non è la sede più adatta. Sono problematiche che secondo me vanno affrontate solamente a tu per tu per la delicatezza del contenuto.
Voglio invece chiarire cosa si intende per " farsi accettare ", visto che questo sembrava essere il problema dell'ascoltatrice radiofonica. L'accettazione è una situazione relazionale , caratterizzata da tre elementi: la persona che offre, la persona che riceve, e il dono che viene rispettivamente offerto dall'una e accettato dall'altra. L'accettazione può fregiarsi o meno di un marchio di qualità, come si direbbe oggi, e quindi la relazione che c'è alla base può essere di buona o di scarsa qualità, e di conseguenza può essere o non essere di buona qualità il dono in questione, e possono possedere o meno qualità umane e morali le persone in gioco nella relazione. Dopo aver pagato un caro prezzo, Urania, questo il nome di fantasia con cui farò riferimento all'ascoltatrice, si è resa conto che il dono che doveva fare di se stessa non era una parte del suo corpo , ma tutta la sua persona. Nel momento in cui si è riconosciuta come persona, fatta non solo di corpo ma anche di interiorità, ha preso coscienza della sua totalità, rendendosi conto che questo era il dono da offrire perchè venisse accettata da qualcuno che fosse in grado di apprezzarlo perchè capace di coglierne il valore.
Nelle tappe dell'età evolutiva che vanno dalla nascita all'adolescenza, la persona umana acquista la capacità di amare e di farsi amare, se il clima di fiducia e di affetto nei suoi riguardi è stato curato con molta attenzione da parte dei genitori all'interno della famiglia. Solo l'aver superato positivamene questa fase dà all'adolescente prima e all'uomo maturo poi la capacità di accettare innanzitutto se stesso, di accettare l'altro, e farsi accettare in tutta la sua totalità fatta di corpo e spirito. Un comportamento deviato, com'è secondo me, quello di Urania nasce spesso dal non aver ricevuto in famiglia, fin da piccoli, quella cura della persona che fà sviluppare armonicamente tutte le componenti di cui è costituita: corpo, psiche ed interiorità. Il rischio evidente se ciò non è avvenuto è che si scambi la parte per il tutto, e si dà di se o si accetta dagli altri solo la parte più superficiale ed effimera della persona, dal momento che questa non è stata resa di valore e di qualità dalla propria interiorità.
La sprovveduta Urania con molta probabilità non conosceva se stessa, nè il patrimonio della sua interiorità, che rende ricca di valori una persona, e quindi non si piaceva e non si accettava, passaggio obbligato per aspettarsi dagli altri la vera accettazione e non solo l'uso sessuale del proprio corpo. Finalmente poi deve aver scoperto di non essere semplicemente un corpo, ma molto di più, e ha accettato lei stessa per prima il valore della sua persona, un tesoro da poter donare agli altri perchè venga accettato con la dignità che merita, senza fraintendimenti. La storia comunque è a lieto fine, dal momento che la nostra amica ha poi dichiarato di aver trovato qualcuno che si è veramente interessato a lei apprezzandola, tanto da sposarla, facendone una felice moglie e madre di due figli.

sabato 7 febbraio 2009

" Globalizzazione e persona "























Il titolo dato a questo post è forse un pò pretenzioso da affrontare da parte di uno che come me non è nè un soiologo, nè un economista, nè uno psicologo, nè un antropologo, ma soprattutto per uno che non è un "tuttologo", ultima nuova professione di cui oggi un qualsiasi sedicente intellettuale si è appropriato. Le mie sono semplici considerazioni sulla realtà che viviamo e una riflessione personale attenta e un pò preoccupata su di essa, cioè da parte di un uomo di 65 anni, medico in pensione, marito, padre e uomo felice che conduce una vita colle sue problematiche quotidiane in maniera semplice e normale, ma ricca di contenuti. La mia riflession parte dalla domanda che mi pongo sempre più spesso: se cioè mi trovo a mio agio a spendere la mia esistenza nel mondo in cui mi trovo a vivere. Purtroppo devo ammettere che mi sentivo più a mio agio prima che adesso. Strano, no ! Oggi che ci dicono che stiamo meglio sia economicamente che logisticamente, nel significato più ampio del termine, oggi che possiamo dire di vivere nel benessere, oggi che possiamo permetterci di soddisfare più desideri di una volta, anche perchè ci siamo creati delle nuove esigenze per nulla necessarie alla nostra vita. Oggi insomma che siamo più "comodi" nel senso più ampio. Questo vivere da persone soddisfatte, sia economicamente che emotivamente, come mai ci vede così spesso scontenti ? Ci siamo decisaente impigriti, atrofizzati nel pensiero e nella volontà, in una parola ci siamo "disamorati". Il mondo globalizzato ci offre tutto ciò che possiamo desiderare, e allora mi chiedo " perchè non siamo felici? ".
Le persone oggi si preoccupano solo di avere qualcosa in più e se non l'hanno vivono frustrati ed infelici, non sono più capaci di godere di se stessi in ciò che sono, cioè del patrimonio della loro interiorità. L'uomo di oggi si preoccupa solo di avere e non di essere. La globalizzazione che avrebbe dovuto creare persone felici ed appagate, ha fallito il suo compito, poichè non curando l'individuo nella sua unicità e originalità si è solo preoccupata di mettere solo prodotti a disposizione di tutti e nient'altro. Anche se stranamente il fenomeno della povertà mondiale ha toccato oggi il suo apice. La globalizzazione è la logica ed inevitabile conseguenza di questa nuova filosofia di vita, accettata da quasi tutti e voluta solo da pochi. L'uomo nella ricerca affannosa della felicità, è divenuto ogni giorno sempre piùmeno felice, perchè questa felicità la ricercata fuori da se stesso, dimenticandosi di cercarla dentro di sè, che è l'unico posto dove possiamo trovarla. Questo mondo globalizzato ha dato all'uomo quasi esclusivamente cose da consumare che soddisfacessero fino all'esasperazione i suoi cinque sensi , appagando così : la sua vista, con qualunque tipo di immagine fotografica, televisiva e cinematografica; il suo olfatto, con centinaia di essenze e profumi griffati; il suo udito , con sonorità portate fino all'esasperazione di assordanti decibel; il suo gusto, con i cibi più ricercati ed esotici, per esempio il cioccolato dai cento sapori; il suo tatto, con tessuti morbidi sulla pelle e con apparati tecnologici spesso inutilmente sofisticati, come computers, cellulari, impianti Hi-Fi, piacevoli da maneggiare; per non dire di quello che io definisco il "sesto senso" dell'uomo di oggi, quello "erotico" che viene appagato in tuttele sue fantasie fino alla perversione. Si è però dimenticato di fornirgli anche cose che nutrissero di più la sua intelligenza e il suo cuore. L'uomo di oggi ragiona meno e sembrerà paradossale ama anche meno. Il mondo globale cerca di soddisfare sempre più l'uomo nel suo avere e non nel suo essere.
Ci si sta dimenticando che la persona per crescere non ha bisogno solo di nutrire i suoi cinque sensi, ma anche la sua interiorità che a questi dà dignità umana e valore. La globalizzazione ha portato l'uomo a comunicare in rapporto ai prodotti e non in rapporto ai valori fondanti la persona. Di una persona si può riuscire a globalizzare le esigenze più o meno giuste della sua corporeità non certamrente quelle della sua intimità.
Oggi capita spesso che qualcuno, equivocando, dia alla nostra società globalizzata l'attributo di progredita. Da cui lequazione: Globalizzazione = Progresso. Chi dunque da un un giudizio negativo su questo fenomeno viene ritenuto "retrogrado", come se negasse che vi sia stato un progresso dell'essere umano e della qualità della sua vita. Essere contrario alla globalizzazione, o meglio non accettarla totalmente prendendo di essa solo ciò che c'è di buono, non vuol dire non ammettere che vi sia stato un progresso scientifico e culturale della persona, ma prendere atto di un suo appiattimento in una massificante uniformità che nutre l'umanità di conquiste effimere sul piano della crescita della sue qualità morali.
Che fare ? Rientrare in noi stessi, nutrire la nostra mente e il nostro cuore di quei valori irrinunciabili per l'uomo, che arricchiscano e facciano crescere la sua interiorità. Solo così saremo capaci di usare i nostri cinque sensi al meglio usufruendo dei prodotti che la globalizzazione ci mette a disposizione come mezzo e non come fine della nostra esistenza. Cercare in ultima analisi di sanare la frattura che si è determinata nell'uomo fra la sua crescita in rapporto alle cose e la sua crescita in rapporto a se stesso. Solo così il fare acquisti al "megastore" della globalizzazione potrà avere senso, perchè avrà come avventori non individui massificati alla ricerca di prodotti effimeri, ma persone che si serviranno di questi prodotti per raggiungere una migliore qualità di vita non nell'avere ma nell'essere.
Mi corre l'obbligo da credente di una pur mia considerazione conclusiva: l'uomo che aveva a disposizione l'unica forma di umanità globalizzata possibile all'altezza della sua dignità, che è quella di essere tutti figli di uno stesso Dio, mai come oggi che si parla di mondo globale, gli essei mani sono stati così divisi ed estranei fra loro. L'unica speranza che ci resta è quella di ricordarci che esiste " una sola razza al mondo che è quella dei figli di Dio".
Il paradosso: un palestinese ed un ebreo che si odiano visceralmente, e che non passa giorno che non si lancino missili l'uno contro l'altro, si sfamano con lo stesso hamburger Mc.Donald's, si dissetano con la stessa CocaCola, si spostano colla stessa Toyota, e navigano in rete con lo stesso PC rendendo sempre più ricco Bill Gates e la sua Microsoft. Questo è oggi globalizzazione !



P.S. Il paradosso del paradosso: se andate a guardare attentamene da qualche parte leggerete su questi prodotti una piccola e discreta dicitura: "Made in China". Non posso fare a meno di immaginarmi la sorridente faccia, congli occhi a mandorla, di un cinesino, che è l'unico ad aver capito, traendone beneficio economico, di cosa significhi veramente"globalizzazione".







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