Come ho avuto già modo di accennare nel post sul mio periodo milanese del 27 giugno 2008, il motivo che mi riportò a Palermo fu la richiesta da parte del cinquantenne zio di mia moglie Totò, anche lui dentista, perchè andassi ad aiutarlo nella conduzione del suo studio odontoiatrico.Fu una decisione molto sofferta da parte mia, perchè dovevo rinunciare al lavoro iniziato a Milano, dove mi trovavo molto bene, e al mio inserimento nella clinica universitaria. Prevalse il richiamo affettivo, condizionato anche dal fatto che lo zio aveva avuto da giovane un infarto, e quindi non era in grado di sopportare da solo il carico di lavoro che il suo studio professionale richiedeva. Lo studio in questione era molto conosciuto a Palermo, e ben frequentato, il tutto dovuto alla professionalità e soprattutto alla grande umanità e bontà dello zio, capace di instaurare coi pazienti un rapporto di grande fiducia. Si chiamava di cognome Dolce, e la frase più ricorrente fra i pazienti era: " Dolce di nome e di fatto ". Arrivato nel settembre del '71 da Milano iniziai immediatamente la mia collaborazione, che fu subito produttiva, visto il profondo legame affettivo che avevo col mio collega parente. Garantì per me presso i suoi pazienti, che devo dire mi accettarono, salvo qualche rara eccezione, senza troppe reticenze. In capo ad un anno divenni socio dello studio e mi ritrovai a 29 anni con un lavoro sicuro e con una numerosa clientela. La vita però riservava ben altro, e nel novembre del '73 lo zio Totò , a soli 52 anni, ci lasciò per un ulteriore infarto che non gli diede scampo. Mi ritrovai da solo, sconvolto sia dalla perdita affettiva, sia dal carico di lavoro che a 30 anni la nuova situazione mi imponeva. Dovevo condurre da solo un'attività professionale molto impegnativa sia per numero di pazienti che per l'eredità morale che proveniva dallo zio, stimato e amato da tutta la sua clientela. Molto timoroso, ma pieno di volontà, mi rimisi al lavoro, e poco alla volta riuscii negli anni a diventare un professionista apprezzato che era in parte riuscito ad avvicinarsi alla statura morale e umana dell'indimenticabile zio. Quello studio mi ha avuto come protagonista per circa 30 anni ! Spero solo di essere riuscito a dare almeno in parte ai miei pazienti quello che lo zio Totò era stato capace di dare ai suoi. Posso solo rivolgergli, dopo tanti anni, un sincero grazie alla memoria, per tutto ciò che mi ha insegnato come medico ma soprattutto come uomo !
Ultimo banco 294. L’ultimo appello
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