Secondo me, passando adesso alla prima persona, accadeva che l'avvicinarsi sempre più dei nostri cuori, portava anche ad un avvicinamento ancora più assoluto che era quello delle nostre intimità personali, che fino a quel momento erano state autonome e libere, e non avevano dovuto render conto a nessuno di quello che era il loro patrimonio interiore più profondo. Adesso ci trovavamo a dover condividere questo patrimonio personale ed intimo poco alla volta con un altro. Gli aculei provocavano delle brecce nei nostri cuori, attraverso le quali venivano fuori segreti gelosamente custoditi da sempre e mai condivisi con nessuno, forse per pudore, e che il doverli adesso condividere arrecava sofferenza. Il dover metter a nudo se stessi permettendo ad altri di venire a conoscenza di cose gelosamente custodite da sempre, porta inevitabilmente ad un disagio che provoca una certa pena. Ognuno di noi due avrebbe dovuto tenere presente innanzitutto che questo accadeva ad entrambi. L'atto di donare qualcosa di sè gratuitamente, comporta un disagio morale dovuto ad un dover rinunciare ad una parte di sè per condividerla con l'altro. Questo disagio è dovuto all'immaturità del nostro "io" adolescenziale, che non si è ancora aperto al "tu", per diventare il "noi" che diviene il vero soggetto della vita di una coppia.
Bene abbiamo accettato queste sofferenze che le nostre spine ci procuravano l'un l'altro. Le ferite attraverso cui veniva fuori qualcosa di noi, via via cicatrizzavano, e una volta rimarginate ci rendevamo conto che il segno delle cicatrici rimaste sul nostro cuore, invece di deturparlo, lo avevano arricchito di qualcosa di bello che prima non possedeva, facendolo maturare nell'amore.
Un cuore segnato da molte cicatrici è sicuramente un cuore che ha amato molto, rappresentando ognuna di esse qualcosa di buono di noi di cui ci siamo spogliati per farne dono all'altro. In questi 44 anni di relazione coniugale di queste cicatrici ce ne sono tantissime, e ce ne saranno tante altre, e altre ferite sono ancora in via di guarigione, tutte a testimoniare una vita affettiva vissuta intensamente. Questo è proprio di una vera relazione affettiva che è per sua essenza dinamica e non sterilmente statica e che col tempo si rinsalda sempre di più. Tutti questi momenti di prova hanno fecondato la nostra relazione, facendola crescere con gioia e donandoci felicità reciproca. Ecco cosa è avvenuto: che le nostre intimità ferite dagli aculei hanno abbandonato il loro sterile isolamento per condividere la parte più nascosta di sè con quella dell'altro.
Baffo e mammaE.R oggi possono dire che la loro relazione è forte perchè hanno accettato le sofferenze che gli procuravano i loro aculei appuntiti (che non sono altro che le armi dell'amor proprio), trasformandole in atti di donazione gratificante e portatrice di gioia.
A questo punto è chiaro che prigioniero del proprio egoismo il masochista pensa solo al proprio piacere personale, chi ama invece dona con generosità per dare gioia e far felice l'altro.
...Dona te stesso alle persone che incontri nella vita...ma non aspettarti che ricambino...anzi chiederanno sempre di più...Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra ma...si...dona !...
P.S. Sono sicuro che mamma E.R mi abbia perdonato invece per quelle ferite inutili e gratuite che alcune volte le ho procurato con i ridicoli residui del mio amor proprio, di cui è sempre difficile liberarsi.








