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Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
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sabato 24 ottobre 2009

Un "post scriptum" doveroso sui porcospini di Schopenhauer !




















Le ralazioni forti.

Penso che sia necessaria una qualche precisazione al post precedente, poichè non vorrei si corresse il rischio di intendere la relazione sentimentale forte, come una vita di coppia vissuta fino in fondo tra continue e gratuite sofferenze, crogiolandosi in una sorta di ineluttabile masochismo, al contrario di quella debole che pur tenendosi al riparo dal dolore finisce coll'essere effimera e di breve durata .
Per andare sul concreto circa 50 anni fa, 47 per la precisione, riccio Baffo incontrò riccia mammaE.R, e fin da quel momento ebbe inizio un coinvolgimento che li portava ad avvicinare sempre più i loro cuori. Ma capitava che pur nella gioia dell'innamoramento, fra i due ci fosse anche sofferenza. A quanto pare i loro aculei qualche volta erano causa di sanguinamento per i loro cuori. Come era possibile che pur avvenendo ciò, e nonostante il dolore che provavano, pur se appagati dal loro amore, continuassero in questo rapporto a due sempre piu intenso.
Secondo me, passando adesso alla prima persona, accadeva che l'avvicinarsi sempre più dei nostri cuori, portava anche ad un avvicinamento ancora più assoluto che era quello delle nostre intimità personali, che fino a quel momento erano state autonome e libere, e non avevano dovuto render conto a nessuno di quello che era il loro patrimonio interiore più profondo. Adesso ci trovavamo a dover condividere questo patrimonio personale ed intimo poco alla volta con un altro. Gli aculei provocavano delle brecce nei nostri cuori, attraverso le quali venivano fuori segreti gelosamente custoditi da sempre e mai condivisi con nessuno, forse per pudore, e che il doverli adesso condividere arrecava sofferenza. Il dover metter a nudo se stessi permettendo ad altri di venire a conoscenza di cose gelosamente custodite da sempre, porta inevitabilmente ad un disagio che provoca una certa pena. Ognuno di noi due avrebbe dovuto tenere presente innanzitutto che questo accadeva ad entrambi. L'atto di donare qualcosa di sè gratuitamente, comporta un disagio morale dovuto ad un dover rinunciare ad una parte di sè per condividerla con l'altro. Questo disagio è dovuto all'immaturità del nostro "io" adolescenziale, che non si è ancora aperto al "tu", per diventare il "noi" che diviene il vero soggetto della vita di una coppia.
Bene abbiamo accettato queste sofferenze che le nostre spine ci procuravano l'un l'altro. Le ferite attraverso cui veniva fuori qualcosa di noi, via via cicatrizzavano, e una volta rimarginate ci rendevamo conto che il segno delle cicatrici rimaste sul nostro cuore, invece di deturparlo, lo avevano arricchito di qualcosa di bello che prima non possedeva, facendolo maturare nell'amore.
Un cuore segnato da molte cicatrici è sicuramente un cuore che ha amato molto, rappresentando ognuna di esse qualcosa di buono di noi di cui ci siamo spogliati per farne dono all'altro. In questi 44 anni di relazione coniugale di queste cicatrici ce ne sono tantissime, e ce ne saranno tante altre, e altre ferite sono ancora in via di guarigione, tutte a testimoniare una vita affettiva vissuta intensamente. Questo è proprio di una vera relazione affettiva che è per sua essenza dinamica e non sterilmente statica e che col tempo si rinsalda sempre di più. Tutti questi momenti di prova hanno fecondato la nostra relazione, facendola crescere con gioia e donandoci felicità reciproca. Ecco cosa è avvenuto: che le nostre intimità ferite dagli aculei hanno abbandonato il loro sterile isolamento per condividere la parte più nascosta di sè con quella dell'altro.
Baffo e mammaE.R oggi possono dire che la loro relazione è forte perchè hanno accettato le sofferenze che gli procuravano i loro aculei appuntiti (che non sono altro che le armi dell'amor proprio), trasformandole in atti di donazione gratificante e portatrice di gioia.
A questo punto è chiaro che prigioniero del proprio egoismo il masochista pensa solo al proprio piacere personale, chi ama invece dona con generosità per dare gioia e far felice l'altro.


...Dona te stesso alle persone che incontri nella vita...ma non aspettarti che ricambino...anzi chiederanno sempre di più...Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra ma...si...dona !...


P.S. Sono sicuro che mamma E.R mi abbia perdonato invece per quelle ferite inutili e gratuite che alcune volte le ho procurato con i ridicoli residui del mio amor proprio, di cui è sempre difficile liberarsi.

venerdì 23 ottobre 2009

I porcospini di Schopenhauer … e le relazioni deboli !



I porcospini di Schopenhauer.


I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)


Alcune volte per l’uomo l’unica soluzione per risolvere un problema è quella che comporta sacrificio, allora preferisce ricorrere ad una soluzione di accomodamento piuttosto che patire una molestia sia fisica che morale. Ciò più che fortificare il carattere e i comportamenti dell’uomo ne indebolisce la volontà e lo rende disponibile ai compromessi. L’apologo di Schopenhauer sembra calzante per ogni tipo di relazione che oggi si instaura fra due persone in qualsiasi ambito, nella politica, nel lavoro, negli affari, nell’amicizia e nelle relazioni sentimentali. Mi limito a prendere in considerazione queste ultime che sono quelle che mi stimolano di più ad una riflessione personale. Mi sembra un'immagine perfetta di molte relazioni infelici dei nostri giorni. Si cerca l'altro per vincere la propria solitudine, ma quando si scoprono gli aculei lo si lascia, perchè si cercava solo di vincere il freddo della propria solitudine. E ricomincia la ricerca, in un continuo illudersi e disilludersi che abbatte la speranza e infiacchisce la capacità di amare. Non è possibile amare senza fare e farsi del male, come i porcospini della favola di Schopehauer, che d’inverno si stringono l’un l’altro per trovare calore ma poi si ritraggono per evitare gli aculei dei propri simili. E’ una metafora perfetta della vita sentimentale di noi esseri umani, che ci dibattiamo fra il dolore del coinvolgimento e l’isolamento dell’amore. Indecisi tra il calore e il gelo, tra la fiducia e la sfiducia reciproche, non volendo o non potendo togliersi gli aculei ( o intimoriti dall’ipotesi che un’eventuale perdita di essi li renda ulteriormente vulnerabili ), gli uomini si accontentano perciò di rapporti tiepidi ed indifferenti con i loro simili, poco radicati nella loro intimità, e destinati pertanto al fallimento. Forse il porcospino dovrebbe voler scaldare l'altro prima che se stesso e accettare gli aculei che lo feriranno. Darà calore e si scoprirà a riceverne. Gradualmente aiuterà l'altro a smussare le punte e a trovare le giuste misure per amarsi, senza ferirsi troppo, perchè in amore forse ferirsi è inevitabile...


lunedì 6 aprile 2009

Da bambini si diceva : " fare un fioretto " !











Venerdi Santo,
10 Aprile

Non scandalizzatevi, ma sto proprio parlando di mortificazione, vocabolo che oggi fa arricciare il naso a molti al solo sentirlo pronunciare. Il prossimo: è il Venerdì Santo della settimana di Quaresima, giorno che si caratterizza per i digiuno e l'astinenza da parte di molti di noi. Per i credenti un giorno in cui si obbedisce liberamete anche ad un precetto della Chiesa in memoria della Passione di Gesù, ma per tutti che amiamo definirci laici, un giorno di rinuncia volontaria a qualcosa che ci piace in maniera particolare, a beneficio di una causa ( per esempio: la fame nel mondo, la povertà ) o di una persona ( per esempio: ammalati di aids o di qualsivoglia infermità ). Comunque vogliamo metterla, è la possibilità che ognuno di noi ha di donarsi attraverso un sacrificio più o meno grande agli altri, quindi un esecizio della propria volontà e di sicuro arricchimento della persona, alla quale non arreca di certo alcun danno ma che non può che migliorarla. Pensate che in inglese e in spagnolo a questo giorno si dà l'attributo di "buono" chiamandolo rispettivamente "Good friday" e "Viernes Bueno", mica male ! L'unica cosa che può ostacolare tutto ciò è solo il "pregiudizio" di qualificarsi come persona buona e generosa agli occhi degli altri per falso pudore o rispetto umano.
Bene, propongo ai bloggers e a tutti i patiti del web, di offrire venerdì prossimo una giornata di "blackout" totale di 24 ore a beneficio di qualunque causa o persona, non accendendo i nostri computers. Io per primo darò l'esempio ai miei lettori, spero che sarete in tanti a seguirlo !
P.S. A scanso di equivoci l'icona su cui cliccare e quella rossa, scusatemi !

giovedì 11 dicembre 2008

Natale: tempo di regali !
















Queste riflessioni che sento il bisogno di mettere per iscritto, sono state provocate in me da una affermazione di Prof 2.0 in un suo post dove ci spinge a donarci per il prossimo Natale non solo cose ma "pezzi della nostra vita". Questa frase mi ha costretto a fare un esame sul mio comportamento in questo periodo festivo , è mi sono reso conto che quando acquisto un regalo per qualcuno, oltre a darmi piacere al pensiero dell'altro nel riceverlo, mi dà anche un piacere più sottile e personale che è quello della gratificazione di me stesso per l'atto di bontà che sto esercitando, prescindendo dalla persona destinataria del dono.
Talvolta, per fortuna non sempre, nel fare i regali natalizi c'è sotto una compensazione alle attenzioni che non abbiamo avuto durante tutto l'anno per gli altri,: è un tacitare incosciamente la nostra coscienza che con una sfumatura di egoismo ci fa sentire appagati e soddisfatti di noi stessi; è un investimento che facciamo per acquistare un giudizio positivo da parte degli altri. Stiamo dando cose anonime e non il nostro cuore, il nostro tempo, la nostra attenzione, la nostra disponibilità, la nostra accoglienza, la nostra pietà, in poche parole il nostro amore. Il piacere che talvolta proviamo a comprare cose perdendo di vista il gesto del donare con amore è ciò che porta al consumismo. Ed è su questo dato emotivo, non dichiaradolo apertamente, che fa leva il mercato; è come se facessimo un regalo a noi stessi.
Però c'è un ambito dove la donazione disinteressata, secondo me, è possibile, ed è quello delle relazioni umane. Cos'è la relazione se non un dono gratuito e reciproco tra due persone.
Nella relazione è possibile non riservarsi niente per se stessi, infatti quando questo non avviene la relazione non è tale, perchè condizionata da ciò che teniamo gelosamente per noi stessi senza volerlo condividere con l'altro , e quindi va in crisi. E' proprio dell'uomo, per le sue limitazioni affettive, che spesso il dare non è sempre disinteressato ma quasi sempre legato al bisogno di ricevere qualcosa in cambio. Comunque c'è un regalo che forse è libero da questa connotazione egoistica , ed è ciò che si dona appuno nella genuina relazione fra persone, sia essa coniugale, genitoriale o amicale.
Non dimentichiamo, per concludere, che vi è un'altra relazione, la più nobile in assoluto, quella dell'uomo con Dio. Il vero regalo di Natale ce lo fà il Signore , donando tutto se stesso sotto forma di bambino inerme, indifeso e bisognoso del nostro amore, che consegna nelle nostre mani il prezioso dono "non di un pezzo ma di tutta la sua vita".
Dedico questo post a Vanda e Alessandro, due cari e simpatici amici, incontrati per caso da poco tempo sul web, sperando che lo accettino come un piccolo ma sincero dono natalizio, per loro e per i loro fortunati figli, da parte di Baffo.
P.S. Familiari e parenti stiano comunque tranquilli, avranno il loro regalo e insieme per certo un pezzetto del mio cuore!