Buon divertimento !
- (nonno) Baffo racconta
- Palermo, Italy
- Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
mercoledì 29 settembre 2010
lunedì 13 settembre 2010
mercoledì 8 settembre 2010
mercoledì 1 settembre 2010
mercoledì 30 giugno 2010
Un racconto africano...
Passati alcuni mesi, il contadino guardò preoccupato le lunghe ali di quell'uccello maestoso che, pur potendo, non aveva imparato a volare, perchè era rimasto sempre chiuso in un pollaio. Il buon uomo si pentì di quello che aveva fatto e decise di lasciare l'aquila in libertà. La tirò fuori dal pollaio, la prese dolcemente fra le braccia e la portò in una collina. La sollevò in alto e le disse: "Sei un'aquila. Appartieni al cielo, non alla terra. Apri le ali e vola!". Ma l'aquila non si mosse. Guardò dalla collina le galline che mangiavano e cominciò a saltellare per tornare con loro. Il contadino ripetè senza stancarsi: "Non possiamo farti crescere come le galline che non sanno fare altro che azzuffarsi per beccare i grani che stanno per terra. Apri le tue ali, vola!". Ma la giovane aquila era semre più confusa davanti a una cosa così difficile. Tremava tutta e mostrava di voler tornare nel luogo protetto dove era cresciuta.
Il contadino non si scoraggiò. Il giorno seguente, di buon'ora, la portò su un monte molto alto. Giunto in vetta, la sollevò e, con le braccia tese in alto, le fece guardare il sole brillante del mattino. "Puoi percorrere enormi distanze e giocare nel vento. Non avere paura! Prova! Apri le tue ali e vola!". Allora l'aquila, attratta da tanta luce, si sollevò elegantemente, aprì le grandi ali e, con un grido di trionfo, cominciò a volare, sempre più in alto, fino a che non la si potè più scorgere all'orizzonte...
"Chi è nato con le ali, deve usarle per volare", pensava il contadino mentre scendeva dal monte cantando.
"Libertà vissuta con la forza della fede" - Jutta Burggraf
sabato 22 maggio 2010
venerdì 21 maggio 2010
martedì 18 maggio 2010
...non sono solo...
giovedì 13 maggio 2010
il principio di Incarnazione...
Riporto una parte di un'intervista ad Alessandro, che esprime con lucidità un'intuizione davvero coraggiosa.
(...)
Uno dei motivi per cui ho deciso di diventare insegnante è stato padre Pino Puglisi (il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, ndr), che ho avuto come prof a Palermo. Liceo pubblico: eravamo in 1500, un caos. Noi, tra un’occupazione e l’altra, eravamo convinti di avere il mondo in mano. Guardavo questo sacerdote piccolino, magro, sempre sorridente, e dicevo: «Ma figurati!». Poi, quando è morto, poco prima della seconda liceo, ho capito la differenza fra noi (e gli altri prof) e lui: lui le parole che diceva le viveva veramente, anzi c’era morto. Poi vedevo il mio insegnante di Lettere, che era un sognatore davvero: a 65 anni ancora balbettava nel raccontare Dante. Infine, un film: L’attimo fuggente. L’ho visto e ho detto: voglio fare questo. A poco a poco, quella figura l’ho ridimensionata, perché è abbastanza pericolosa: Keating porta i ragazzi a se stesso, mentre il sognatore porta Leo a Leo. Cioè, aiuta Leo a diventare più Leo. Io sono un nemico assoluto del professore “amicone” e un sostenitore sfegatato dell’asimmetria del rapporto. Ma credo che la luce guida per ogni insegnante sia il principio di Incarnazione.
D. In che senso?
D’Avenia:
Nostro Signore, per spiegarci chi è l’uomo, si è fatto uomo: ha dovuto provare la fame, la sete, sudare, addormentarsi sulla poppa di una barca in tempesta... Lui è Maestro perché si è immerso in maniera sconvolgente in quello che siamo noi. Non ha rinunciato ad essere Dio: è perfetto Dio e perfetto uomo. E proprio per questo ci viene a tirare su: sposa tutte le contraddizioni del nostro cuore, però rimane Dio. Questa è la luce che mi guida nell’insegnamento: per me, non è altro che partecipare a questo aspetto di maestro, che c’è in Dio. Mi devo in qualche modo incarnare nei miei alunni. Il che non significa mai smettere di essere un adulto, ma sposi le loro contraddizioni. Mi ha scritto un ragazzo di 17 anni: «Grazie per questo libro, perché c’è dentro tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ci comprende, ma non ci fa sconti». Per me è stata la critica più bella. In classe, sono molto esigente, ma allo stesso tempo provo a non dimenticare tutto ciò che è successo a quell’età. Sono un adulto disposto ad accompagnarti in questo viaggio: se hai bisogno, sai che io ci sono e che mi metto in gioco. Certo, trovare la giusta distanza in un lavoro di incarnazione è difficilissimo: a volte sbagli, perché esageri. Però ci provi. (...)
p.s. l'intervista completa a questo link:
http://www.tracce.it/defau
lunedì 26 aprile 2010
Maggio: con lo sguardo a Maria...
Santa Maria, donna dei nostri giorni,
liberaci dal pericolo di pensare
che le esperienze spirituali vissute da te
duemila anni fa
siano improponibili oggi per noi...
Facci comprendere che la modestia, l'umiltà,
la purezza sono frutti di tutte le stagioni della storia,
e che il volgere dei tempi non ha alterato
la composizione chimica di certi valori
quali la gratuità, l'obbedienza, la fiducia,
la tenerezza e il perdono.
Sono valori che tengono ancora
e che non andranno mai in disuso.
Ritorna, perciò, in mezzo a noi, e offri a tutti
l'edizione aggiornata di quelle grandi virtù umane
che ti hanno reso grande agli occhi di Dio.
(don Tonino Bello)
martedì 20 aprile 2010
Ascoltare col cuore...
venerdì 16 aprile 2010
Roberto Vecchioni: un famoso cantautore, un bravo professore, ma innanzi tutto un vero genitore...
Basta un clic sull'immagine per leggere l'articolo.
giovedì 8 aprile 2010
E sei !
mercoledì 31 marzo 2010
Solo dopo l'accettazione della croce di Cristo, potremo poi pienamente gioire per la sua Resurrezione.
Auguri di Buona Pasqua, (nonno) Baffo
giovedì 18 marzo 2010
Sotto una campana di vetro, ovvero in fuga dalla realtà!
Abbiamo quindi il coraggio di essere noi genitori, con un atto di volontà consapevole, a rompere il vetro della campana che abbiamo costruito a protezione della nostra famiglia, isolandola dalla realtà, ed evitare che sia un evento esterno ed imprevisto ad infrangerlo, trovandoci del tutto impreparati ed incapaci ad affrontarlo.

mercoledì 24 febbraio 2010
venerdì 19 febbraio 2010
La mia casa: una gabbia sempre aperta...
Qualche giorno fa ho visto per caso in una vetrina di un negozio di accessori per animali una gabbia per uccelli dalle porte aperte, e trovandomi in questi giorni a vivere al contempo la vigilia della partenza per gli Stati Uniti di baffer-4, si è fatto spazio nella mia mente questo pensiero: che la gabbia senza porte poteva ben essere la metafora della nostra casa, o meglio della nostra famiglia.In questa gabbia riscaldata dall'amore di papà baffo e mamma e.r sono venuti alla luce e cresciuti in un ambiente confortevole ed allegro i sei baffers. C'è stato un momento in cui la gabbia era affollata e gli uccelli che vi abitavano intersecavano i loro voli, entrando e uscendo attraverso la porta sempre aperta, ma la notte tutti vi facevano ritorno. Da un certo momento in poi il numero degli uccelli che rientravano si andava assottigliando, avendo preso ognuno il volo verso mete più o meno lontane, dove le loro libere scelte li avevano condotti, sempre accompagnati dall'affetto e dal ricordo della loro famiglia. Ogni tanto qualcuno di loro faceva un fugace ritorno, per poi tornare alla vita che aveva scelto. La loro gabbia di origine è comunque stata sempre il loro punto costante di riferimento. Come dicevo all'inizio, adesso anche baffer-4 prende il volo verso gli States, e soltanto baffer-6 rimarrà insieme a noi, e penso non ancora per molto. Ogni figlio andato via ha comportato per me e mamma e.r lo strappo di un pezzetto del nostro cuore. Questo ha portato certamente sofferenza, poi le ferite si sono poco alla volta rimarginate, e rimangono le cicatrici a testimoniare il vuoto lasciato da ognuno dei nostri figli. Questo distacco sempre doloroso, ha comunque ceduto il posto ad una serenità gioiosa , nella convinzione che mettendo da parte ogni nostro egoismo, avevamo dato la possibilità ad ogni figlio, con un buon uso della loro libertà a cui li avevamo educati, di costruire la loro gabbia in cui continuare la loro vita. Per noi genitori, continuando nella metafora, l'educarli è stato un modo per irrobustire le loro ali perchè potessero poi spiccare un volo sicuro e libero verso i cieli di tutto il mondo. La loro famiglia è stato il luogo dove hanno arricchito la loro intimità, per poterla poi condividere all'esterno con gli altri, e farne anche liberamente dono a Dio.
Sono comunque convinto che ciò che da loro la forza di andare avanti, nel loro volo da soli, è la certezza che da qualche parte c'è una gabbia con le porte sempre aperte a cui poter fare ritorno, in caso di necessità, e pronta ad accoglierli: la loro famiglia.
mercoledì 17 febbraio 2010
Una tavolozza con i suoi colori...
Dopo il libro di Alessandro, che usa come filo conduttore il colore come metafora, mi è venuto in mente che la mia famiglia può essere paragonata alla tavolozza di un pittore, sulla quale ognuno di noi è rappresentato da un determinato colore, e quel colore è unico ed originale. Per dipingere il quadro che rappresenta la vita della nostra famiglia, il pittore ha intinto e continua ad intingere il suo pennello nei colori della tavolozza, passando dall'uno all'altro, e dalla mescolanza dei vari colori, viene fuori sulla tela un nuovo colore. Questo nuovo colore unico ed irrepetibile è il risultato del contatto intimo di due o più colori che si compenetrano l'uno nell'altro. In queste nuove tonalità di colore vedo le relazioni interpersonali fra i vari componenti la nostra famiglia, relazioni che mettono in rapporto le intimità di ciascuno, creando nuovi legami umani unici ed a volte misteriosi. Guardando con attenzione questo quadro che si veniva formando, non riuscivo a capire cosa fosse che dava unicità e bellezza ai vari colori amalgamandoli fra di loro, poi, poco alla volta, mi sono reso conto che si trattava di un colore non percepibile a prima vista ma costantemente presente come sottofondo ed avvertito solo dal mio cuore, ed era il colore del rapporto di ognuno di noi con Dio.domenica 14 febbraio 2010
Intervista al Prof 2.0 a 360° !
Sì, è proprio un'intervista con domande a 360°, pacatamente e volutamente provocatorie, quella su Radio 3 nel corso della rubrica Fahrenheit, (Libro del giorno), del 2 febbraio, nel corso della quale il Prof ha dato le sue risposte, anche lui a 360°.A voi, come sempre, il giudizio !
Il link al sito Rai non è più disponibile, mi sto dando da fare per trovarlo altrove. Abbiate pazienza!
http://jumbomail.libero.it/r?










