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(nonno) Baffo racconta
Palermo, Italy
Vivo in Sicilia, sono medico dentista,sposato con una moglie eccezionale e ho sei figli.Fra poco diventerò nonno per la prima volta. Il prossimo arrivo di questo nipote mi ha messo davanti a questa nuova tappa del mio viaggio, e mi sono reso conto che devo rimettermi in cammino con più entusiasmo, allegria e spirito giovanile. Alè si riparte! Ad un anno di distanza, come potete ben vedere dalla nuova intestazione del blog e dalla nuova foto, il cammino è stato felicemente intrapreso !
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mercoledì 3 febbraio 2010

Intervista al Prof 2.0 a 360° !

Sì, è proprio un'intervista con domande a 360°, pacatamente e volutamente provocatorie, quella su Radio 3 nel corso della rubrica Fahrenheit, (Libro del giorno), del 2 febbraio, nel corso della quale il Prof ha dato le sue risposte, anche lui a 360°.
A voi, come sempre, il giudizio !





Ecco il link per accedere all'intervista radiofonica:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-608a06d2-8982-4114-ab2a-3cab35b21c97-popup.html?p=0


sabato 30 gennaio 2010

Chiedo venia !

E' evidente che il blog di nonno Baffo in quest'ultimo periodo si è concentrato particolarmente sul Prof e sulla pubblicazione del suo libro. Perdonatelo, e siate comprensivi nei suoi confronti. Del resto penso che non sarebbe stato naturale che papà Baffo non fosse compiaciuto, e non rendesse partecipi i suoi lettori, della bella avventura che sta vivendo uno dei suoi figli insieme alla sua famiglia .


venerdì 29 gennaio 2010

Il valore del dolore spiegato dal Prof ai giovani.

“L’amore non esiste per renderci felici, ma per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore”. (pag.168)

giovedì 28 gennaio 2010

Cani firmati !


Oggi mentre entravo dal mio giornalaio ho incrociato una giovane ragazza con il suo cagnolino al guinzaglio che indossava un elegante cappottino firmato D&G (il cane naturalmente). Non mi ha meravigliato più di tanto il cane col cappotto al quale ormai da sempre siamo abituati, ma il fatto che indossasse un capo firmato. Tornato a casa per curiosità sono andato al computer e Google Immagini alla voce "abbigliamento firmato per cani " mi ha aperto una finestra su di un mondo che mai avrei pensato esistesse. Mi sono imbattuto nella collezione di Roberto Cavalli e nei suoi giacconi per lui (cane) e per lei (cagna), nello smanicato con annesso cappellino di Gucci, nella polo di Ralph Lauren, nella pelliccia di Deny Alexander per citarne solo alcuni. Una nicchia del mercato della moda, per l'amico dell'uomo a quattro zampe, nella quale si sono affacciati stilisti di tutto il mondo, privi sicuramente di un minimo senso del ridicolo.
Fido non sembrava sentirsi particolarmente tronfio dall'indossare un capo di abbigliamento firmato G&B, e dal momento che, come è naturale per qualunque animale, non sapesse leggere, l'unica egoisticamente appagata non poteva che esserne la sua giovane padrona.
Non per voler criticare il diritto dei rispettivi padroni a vestire i loro fedeli cani come meglio credono, ma fino ad oggi avevo pensato che madre natura avesse fatto tutto il possibile, dotando questi animali del loro mantello peloso per difendersi dalle intemperie.
Certamente il post che vi propongo tratta un argomento banale, ma pur sempre una nota di costume che può farci riflettere ancora una volta sul fenomeno del consumismo.
Ah, ah, ah, rilassatevi e facciamoci due risate!


mercoledì 27 gennaio 2010

Una visita d'obbligo in libreria !




Ieri, anche se ancora stampellato, non ho resistito alla tentazione di andare con mamma E.R. al nuovo Mondadori Multicenter di Palermo, per acquistare la mia copia del libro di Alessandro. Potete immaginare l'emozione nel vedere, nello stand delle novità, tra pile di libri di Fabio Volo e Dan Brown quella di Alessandro D'Avenia. La sensazione è stata come vedere una giovane creatura alla cui nascita avevo in qualche modo, non so come, collaborato anch'io.
La dedica del libro me ne ha dato conferma.

www.profduepuntozero.it

sabato 23 gennaio 2010

Un'immagine per ricordare !

Quella quì accanto è la fotografia di Kobe, un piccolo africano, che da un po' di tempo ho messo sulla mia scrivania accanto al computer, insieme a quella della famiglia di Nazareth e dei miei familiari.
Penso che capiti anche a voi di ricevere, con la posta, e con una certa frequenza lettere di associazioni umanitarie onlus, che vi chiedono un'elemosina, e che con la stessa frequenza gettiamo, senza nemmeno leggerne il contenuto, nel cestino della carta straccia, pensando che in fondo non possiamo certo aderire a tutti gli appelli di aiuto che ci vengono rivolti.
Bene, qualche tempo fa, su di una busta c'era l'immagine di Kobe, e forse solo per curiosità ho aperto la lettera, scoprendo che si trattava di un bambino che viveva nel campo di accoglienza di Morrumbala in Monzambico, e che se non fosse stato sottoposto con urgenza ad un intervento chirurgico, sarebbe con molta probabilità morto.
Molti penseranno che sono caduto nella solita trappola del marketing, che fa leva, con l'immagine adeguata, sulla nostra emotività. Non sono sicuramente un ingenuo, per non pensare che ciò potesse anche non essere vero, ma ho anche pensato che al di là della veridicità o meno del caso concreto, Kobe era sicuramente emblematico di centinaia di migliaia di casi reali, sparsi per tutto il terzo mondo, e che valeva la pena di mandare ogni tanto qualche decina di euro per rispondere agli appelli di cui ero fatto oggetto.
Ecco il perchè della foto di Kobe sul mio tavolo, per ricordarmi ogni tanto che da qualche parte nel mondo c'è in ogni momento sicuramente un bambino bisognoso del nostro aiuto. Il mio vuole essere un invito discreto ai lettori del mio blog, affinchè accettino ogni tanto il rischio di essere generosi, piuttosto che il rischio di non esserlo affatto. Grazie!


mercoledì 20 gennaio 2010

Una lezione di Prof 2.0 in diretta !

Non è ancora in libreria il suo libro" Bianca come il latte rossa come il sangue" , che già una troupe è andata nella classe del Prof a curiosare cosa hanno di particolare le sue lezioni. Qui di seguito vi offro il video, lasciandolo al vostro giudizio.

martedì 19 gennaio 2010

Dal 26 gennaio in libreria !

In occasione dell'imminente pubblicazione di Mondadori del primo libro di mio figlio Alessandro, pensavo di comunicarvelo per tempo attraverso il mio blog, con alcune parole di commento personale dove sarebbe stato evidente il giusto orgoglio di un padre in rapporto all'importanza dell'evento. Ma dopo essere venuto in possesso della lettera con cui mio figlio ha accompagnato le copie inviate in anteprima ad alcune persone amiche , ho cambiato idea, credendo più opportuno lasciare alle sue stesse parole la presentazione di questa sua prima opera letteraria:

Caro amico, collega, genitore, alunno,

hai tra le mani un libro che vorrebbe accompagnare qualche ora della tua vita. La casa editrice mi ha sorpreso con un gradito regalo natalizio: alcune copie in anteprima. Ho quindi deciso di regalarlo a colleghi, amici, alunni, perchè è di scuola, di ragazzi, di genitori che parla...come tanti altri romanzi. Cosa ha questo di diverso? Perchè dovresti leggerlo?

Da poco è uscito un libro che romanza un anno di scuola e paragona gli alunni a "porci" a cui vengono date le "perle" del sapere da professori trasformati, loro malgrado, in "carogne". Non ho letto il libro e non posso giudicarlo, ma, dopo dieci anni di insegnamento, l'immagine che mi si forma nella mente, quando penso ai miei ragazzi, è opposta. Mi piace paragonare l'adolescenza alla formazione di una perla dentro una conchiglia. La madre della perla è l'ostrica perlifera che, in presenza di un granello di sabbia, che la natura o la mano dell'uomo immette in essa, secerne sostanze che andranno, unitamente all'acqua, a cristallizzarsi attorno ad esso e, per cerchi concentrici, daranno vita alla più preziosa gemma che il mare ci dona. Sarà madre natura a sbizzarrirsi nel dotarla delle più svariate forme: sferica, goccia, bottone, barocca, cerchiata...

L'originalità delle perle umane si coltiva, nella misura in cui il granello della realtà riesce a depositarsi nel cuore e nella testa di ciascuno, dando vita all'irrepetibile; ma introdurre la realtà e introdurre alla realtà (questo è educare) l'ostrica, in cui è spesso chiuso l'adolescente, è frutto di una relazione vitale. Ciò che insegnamo con la meraviglia negli occhi è capace di aprire insospettate fessure in un giovane (apparentamente impermeabile) e depositare granelli di realtà, capaci di generare perle all'incontro con il mondo interiore dei ragazzi, oggi così minacciato dall'assenza di silenzio. Questo è quello che ho voluto raccontare: il viaggio coraggioso di un sedicenne, sordo alla realtà, che ad essa si apre attraverso l'amore, a costo dello sgomento, del dolore, del fallimento, fino a generare l'irrepetibile perla che è, ma non senza l'aiuto degli adulti che prima non riusciva neanche a vedere. Ricorderai i primi quattro libri dell'Odissea, nei quali Telemaco, un adolescente, attraverso un viaggio pericoloso voluto dagli dei, scopre in sè i segni del padre lontano e diventa uomo. Solo chi è ancorato alle proprie origini può essere e diventare originale.

Il mio protagonista viaggia lungo un anno di scuola, ma non quella folle ed estrema dei media, ma un'altra scuola. Quella di chi ogni giorno prova a lavorare con competenza e passione e vede i ragazzi riscaldarsi al fuoco della bellezza di ciò che insegnamo. Io questa scuola la vedo. E'più nascosta forse, ma con questo romanzo vorrei che emergesse, vorrei darle voce. Per questo desidero che tu lo legga in anticipo: per me la scuola non è un luogo in cui, per mille euro al mese, ci si incarognisce cercando di dare perle ai porci, ma un posto in cui si dà la possibilità alle perle di formarsi, consapevoli che una sola vale più di qualsiasi stipendio e l'età per farlo è quella dei ragazzi che ci vengono affidati. Io provo a realizzarlo in due modi: entrando tutti i giorni in classe e non rinunciando alla bellezza della letteratura che insegno e con questo libro (sarà in libreria da fine gennaio 2010, con alcune modifiche), ispirato ad una storia vera, nato e cresciuto grazie al continuo scambio vitale con i miei ragazzi. Non so se sono riuscito nel mio intento, quello che posso affermare è che non mi sono sottratto alla sfida, alla quale - sono sicuro - non vuoi sottrarti neanche tu.
Ti auguro un Santo Natale ed un felice anno nuovo. Buon lavoro, buona lettura e grazie.

Alessandro D'Avenia

Milano, 21.XII.2009

mail: alexdavenia@gmail.com
sito: www.profduepuntozero.blogspot.com

Penso che non vi sia altro da aggiungere, mi limito a dire: grazie Alessandro per le cose che hai scritto nel tuo libro !


lunedì 11 gennaio 2010

Il dialogo, come stile di servizio.

Troppo spesso si dice che una relazione fallisce lì dove fra le due persone che le danno vita, cioè fra amici, fra docenti e alunni, fra geniori e figli, fra marito e moglie, fra uomo e Dio, non vi è dialogo. Se questo è senz'altro vero, bisogna allora chiedersi perchè la dove questo dialogo c'è, succede anche che a volte la relazione fallisca lo stesso. Ciò è dovuto a mio modo di vedere al fraintendimento di ciò che si intende per dialogo. Cercherò di chiarire il vero significato di ciò che va inteso come vero dialogo, sevendomi di alcuni paragrafi di un libro che mi è capitato di leggere di recente, e che nella sua semplicità e linerarità chiarisce l'equivoco sull'uso di questo vocabolo, oggi spesso tanto abusato, sia in riferimento alle relazioni fra gli uomini tra di loro che fra quelle tra gli uomini e Dio:
" Lo stile proprio del servizio è il dialogo, quel linguaggio dell'amore, in cui l'amore stesso si manifesta come attenzione e disponibilità agli altri. La fatica di amare si riflette perciò inevitabilmente nelle resistenze e nei rischi propri del dialogo. Come la gratuità dell'amore viene inaridita dalla possessività, così il dialogo non esiste realmente lì dove non sia suscitato da una iniziativa gratuita, libera dal calcolo. Nulla si oppone di più all'autenticità del dialogo che la strategia o il tatticismo: dove il dialogo è strumento per dominare l'altro o per usarlo ai propri fini, lì cessa di esistere. Il dialogo ha la dignità del fine e non del mezzo: esso vive di gratuità e si propone come un'offerta di incontro che sgorga dalla gioia di amare.
Per dialogare veramente è, poi, necessario unire alla gratuità l'accoglienza dell'altro: il dialogo non si sviluppa lì dove la dignità dell'altro non è rispettata e accolta. Il dialogo ha bisogno dello scambio, in cui il dare e il ricevere sono misurati dalla gratuità e dall'accoglienza di ciascuno dei due. La massificazione - che igora l'originalità dell'altro - esclude ogni dialogo, e quindi ogni autentico atteggiamento di servizio.
Chi pensa di non aver bisogno degli altri resterà nella solitudine di una vita senza amore. Chi si mette alla scuola dell'altro e si fa servo per amore, offrendo se stesso in dono, costruisce legami di pace e fa crescere intorno a se la comunione. Anche nel Dio tre volte santo il Padre è eterna gratuità e il Figlio eterna accoglienza: l'eterno Amato davanti all'eterno Amante ci insegna come anche il ricevere sia divin0! Veramente la gratitudine di chi si lascia amare è essenziale all'amore, almeno quanto la gratuità che ne è la sorgente.
Il dialogo, infine, è autentico quando si presenta come un'esperienza liberante, aperta agli altri, inclusiva e mai esclusiva dei loro bisogni e delle loro inquietudini. L'incontro dei due deve rendere possibili altri incontri: esso proietta fuori del cerchio dello stare a gurdarsi negli occhi, verso il vasto mondo della solidarietà.
Solo così nell'esperienza del dialogo l'accoglienza e il dono di se all'altro non si oppongono fra di loro, ma sono in certo modo l'uno la forza e l'autenticità dell'altro: ciò che è donato e ricevuto nel dialogo fra i due, esige di essere ancora offerto in sempre nuovi itinerari di amore e di servizio. Dialogando, si sprigionano le energie nascoste dell'amore, e l'esistenza, lungi dal chiudersi in se stessa, si proietta fuori di sè, facendosi servizio e dono. Quest'apertura all'esterno non solo non mortifica la comunione di coloro che dialogano, ma la rende vera e gioiosa. "
Spero che queste brevi considerazioni siano state utili per aiutarvi a capire meglio quale sia la vera ricchezza che è racchiusa nel dialogo!

P.S. Dal testo " Lettera ai cercatori di Dio ", CEI - ed.San Paolo 2009

sabato 2 gennaio 2010

La nuova bacheca di (nonno)Baffo per il 2010 vi aspetta !

Il fatto che io metta per iscritto i pensieri e le emozioni della mia vita non lo faccio certo per vanità intellettuale nè tantomeno per autocompiacimento, ma col solo scopo di condividerli con voi quando avete la voglia e il piacere di leggerli, ritenendoli di un qualche aiuto ed interesse. Se così è, allora mi farebbe molto piacere che alla lettura facessero seguito i vostri preziosi commenti, che sarebbero da un lato una verifica che ciò che scrivo serve a qualcosa e a qualcuno, e dall'altro uno stimolo a continuare. Credetemi gestire un blog costa fatica e porta via tempo, se lo fai con rispetto e spirito di servizio verso gli altri; quindi l'unica motivazione al suo esistere è l'utilità che può avere per coloro che mi onorano della loro attenzione. Altrimenti...
Grazie, e spero a presto, (nonno)Baffo !

giovedì 31 dicembre 2009

Un 2010 migliore !


Siamo soliti dire: " Tanti auguri, perchè il prossimo anno sia migliore ". Ma pensiamoci bene: un anno potrà essere migliore solo se noi saremo migliori e lo sapremo costruire giorno dopo giorno con l'apporto del nostro lavoro ben fatto, con la nostra allegria che trasparirà dai nostri volti sorridenti, e col nostro amore verso chi ci circonda che lasceremo traboccare dal nostro cuore. Allora si che potremo avere la speranza certa che il nuovo anno sarà migliore .
Auguri, (nonno) Baffo

P.S. Il verde è il colore della speranza.

mercoledì 23 dicembre 2009

Con tutto il mio cuore !























Cerchiamo di metterci nei panni di uno dei personaggi presenti a Betlemme, presso la stalla che ospitò il Dio fatto uomo, col desiderio di fare compagnia a Maria e Giuseppe. E mentre siamo in silenziosa contemplazione del Bambin Gesù, io vi sussurrerò all’orecchio i miei più sinceri auguri per un Santo Natale.

(nonno) Baffo

giovedì 17 dicembre 2009

Sabato mattina (nonno) Baffo lascerà il Campus e nel pomeriggio volerà a casa per riabbracciare i suoi cari. La sua gioia è grande oltre che per la ritrovata salute fisica, soprattuto per il suo rientro in famiglia. Tanta è la sua gratitudine verso i medici, i fisioterapisti e i paramedici che hanno permesso, con la loro alta professionalità e le loro affettuose attenzioni, il recupero della sua capacità motoria. A presto...

Basta un dettaglio !



















Spesso basta un dettaglio per fare di una cosa semplice un capolavoro che arricchisce la nostra interiorità.Mi riferisco concretamente al sobrio presepe preparato sotto l'altare della cappella del Campus. Si tratta semplicemente di un tondo in terracotta, contornato da alcune stelle di Natale.
Mi sono avvicinato colla mia carrozzina a rotelle per osservare meglio i personaggi in rilievo che vi erano rappresentati. E con mia meraviglia vi ho scoperto un gesto riservato di tenerezza e di amore da parte di San Giuseppe nei riguardi di Maria : la sua mano sinistra appogiata delicatamente sulle spalle della Madonna, quasi a dire: "stai tranquilla che quì ci sono io a proteggerti ". E' bastato all'artigiano che lo ha realizzato, questo piccolo dettaglio, come dicevo, per fare, ai nostri occhi, di un piccolo presepe un grande capolavoro.

domenica 13 dicembre 2009

Reimparando a camminare...

Fig. : La palestra per la riabilitazione.


Ci eravamo lasciati alle ore 17 del 19 novembre al mio risveglio dall'anestesia generale per il mio intervento. Il successivo giorno 23 sono stato dimesso dal reparto di chirurgia ortopedica per essere trasferito nel padiglione attiguo al Campus, il Cesa, dove sono sottoposto da quel giorno e lo sarò ancora fino a non so quando, spero prima di Natale, ad un programma intensivo di riabilitazione fisioterapica, nella palestra di questa struttura, che mi dovrebbe dare la possibilità del recupero motorio minimo per essere autonomo, e per lasciare l'ospedale con l'uso delle stampelle. Per il momento ho in dotazione una sedia a rotelle, che mi dà la possibilità di un certo movimento, e che mi permette di andare in giro all'interno del reparto di fisiatria. Questo è solo un preambolo per darvi la possibilità di collocarmi nel tempo e nello spazio, e per potervi raccontare poco alla volta alcune delle numerose belle storie che ho vissuto in questi giorni di degenza, al di là del mio essere un semplice paziente. Le definirei "cronache dal Campus"

Michela va al lavoro di buon'ora, con mammma e papà.


Questa è una di queste belle storie che vi ho preannunciato:

La notte, già prima del ricovero, per mia abitudine, io dormivo poco, per cui sono un tipo molto mattiniero; questa abitudine qui in ospedale si è chiaramente esasperata. Per cui alle 6,30 mi avventuro, con la mia carrozzina, per i corridoi deserti del reparto e raggiungo la cappella, che si trova al 2° piano, con un comodo ascensore, per pregare un po' e chiedere al Signore pazienza per questa mia situazione. Verso le 7 ridiscendo con lo stesso ascensore al piano terra, dove c'è il bar, per fare la classica colazione con cappuccino e cornetto. E' stato così, che fin dal giorno dopo il mio ricovero, tornando dal bar alla mia stanza al 1° piano, ho notato un insolito movimento, data l'ora e mentre fuori era ancora quasi buio, di piccoli bambini tutti bellissimi, che venivano accompagnati, chi in carrozzina, chi in passeggino, chi per mano, per essere consegnati ad una giovane donna in un locale del 1° piano appunto. Incuriosito ho chiesto ad una ragazza, che doveva essere la mamma, che ritornava, dopo aver lasciato una bimba di circa un anno, cosa ci fosse dietro quella porta dai vetri smerigliati. La risposta è stata che quello era l'asilo aziendale del Campus, dove lei lavora come infermiera, e che quella mattina iniziava il suo turno delle 7. Con un misto tra stupore e meraviglia sono tornato alla mia stanza ripromettendomi di saperne di più. Il giorno dopo verso le 6 del pomeriggio mi sono ritrovato vicino all'asilo in mezzo ad un gruppo di giovani genitori e piccoli bambini, dei quali mi ha sorpreso la serenità e l'allegria dei loro volti, e tra questi enitori Cristina, una delle giovani fisioterapiste che ci segue in palestra, che teneva per mano Chiara, una bellissima bambina di quasi 2 anni che saltellava felice e sorridente, dicendo alla mamma che sarebbero dovute andare subito a casa per fare festa al nonno che faceva il compleanno e fargli gli auguri con un "happy birthday", pronunciato in maniera perfetta.
A questo punto ho preso la palla al balzo, poichè avevo trovato chi avrebbe potuto chiarire i miei interrogativi, e le ho chiesto di parlarmi di quell'asilo, che frequentava sua figlia, nei dettagli. L'esauriente racconto che me ne ha fatto Cristina come genitore e le notizie attinte direttamente dalla maestra della scuola materna Simona, un giorno che sono andato a visitare l'asilo, che è adiacente alla palestra della fisioterapia, per coglierene dal vivo l'atmosfera che vi si respira, mi ha messo nelle condizioni di descrivervi questa singolare struttura nelle sue svariate articolazioni.
Innanzi tutto perchè singolare, perchè si tratta di un asilo aziendale che non si limita al semplice parcheggio dei bambini, e perchè si trova nel cuore stesso della struttura in cui lavorano i fruitori di questo asilo. Questo prezioso servizio alle famiglie è a disposizione di tutti quei piccoli bambini , da 0 a 5 anni, i cui genitori lavoravo a diverso titolo nel Campus Bio-Medico: medici, paramedici, fisioterapisti, personale amministrativo, generici. La retta è accessibile e varia in rapporto al reddito familiare. L'asilo accoglie lattanti da 0 ad 1 anno, bambini svezzati da 1 a 2 anni, e prosegue con 3 classi di scuola materna da 3 a 5 anni. Apre le sue porte, dal lunedì al venerdì, la mattina alle 6,45 per chiuderle alle 18, ed è chiuso per ferie solo 3 settimane in agosto. Ciò per favorire i genitori nei vari turni di lavoro a partire dal primo turno che inizia alle 7. Pensate: queste piccole creature vengono condotte al nido o alla scuola materna, dovendosi svegliare alle 6 del mattino. Ma mi sono reso conto che l'umore dei genitori che li consegnano al personale che deve prendersene cura , è sereno e allegro nella certezza che li lasciano in un luogo che è un ambito allargato della loro famiglia. L'asilo realizza dunque un equilibrato bilanciamento tra vita e lavoro dei suoi dipendenti che il Campus persegue in coerenza con quei valori su cui fonda il proprio operato, che è quello di mettere la persona al centro delle proprie priorità. L'asilo si avvale di spazi per l'accoglienza, di una zona ludico-ricreativa, di un'aria di riposo attrezzata(per lattanti, semidivezzi e divezzi), di una zona pranzo e di vari spazi di servizio, oltre ad un giardino per i giochi all'aria aperta nei giorni di bel tempo. L'asilo è inoltre dotato di una cucina professionale dove si preparano menù studiati da un nutrizionista. L'offerta educativa poi è garantita dal Cefa, un ente morale regionale legalmente riconosciuto, fondato da genitori che si sono associati per promuovere e gestire scuole dove i figli vengono educati coerentemente con i valori vissuti in famiglia. Tutto ciò mette i bambini nella certezza di vivere sotto lo stesso tetto dove i genitori lavorano senza sentirsi abbandonati in mani estranee, e i genitori nella certezza che l'asilo è la naturale estensione della loro famiglia. Quindi genitori che svolgono il loro lavoro in piena serenità senza inutili ansie, e bambini che accettano in piena serenità di essere curati ed educati da persone vicine alla loro famiglia. E' proprio l'uovo di colombo.
Da tutti questi dati ho chiaramente percepito il perchè del disteso clima di serenità ed allegria che regna sia fra i genitori che fra i loro figli, fin dal momento che li ho incontrati quella prima mattina, incontro che ha provocato in me stupore e meraviglia.
Quando di un progetto in generale e di uno educativo in particolare, si hanno chiari gli obiettivi di fondo e li si vuole perseguire con amore, il risultato non può essere che questo.
Il nome dato dell'asilo: "Primavere del Campus", non poteva essere più appropriato.
La conferma di tutto ciò l'ho avuta durante queste mattine andando di buon'ora al bar per la colazione, dove ho avuto la possibilità di conoscere Michela una bella e simpatica bambina, di appena 8 mesi, con i suoi genitori Gabriella e Stefano. La piccola sta seduta sorridente e con lo sguardo da furbetta al centro di uno dei tavoli del bar, circondata da mamma e papà che fanno colazione, beandosi della loro piccola creatura, che ottiene ogni tanto una briciola di brioche. La mia amicizia con loro è nata spontaneamente, avendo come argomento di conversazione naturalmente quello dei figli. Fare le coccole a Michela, che ricambia sempre con un allegro sorriso, è quasi d'obbligo per tutti gli avventori del bar a quell'ora del mattino. Finita la colazione ognuno di noi, avendo fatto una ricarica di serenità, dopo esserci salutati, si avvia alla propria occupazione: io verso la palestra per reimparare a camminare, Stefano fisioterapista per insegnarci a farlo, Gabriella a prendersi cura dell'accettazione dei pazienti del Campus, e la piccola Michela al nido del piano superiore, dove in tutta allegria va ad imparare, in maniera del tutto naturale, come si diventa adulti .
Questo incontro quotidiano con Michela, mi ha riportato alla memoria una frase di un giovane sacerdote, che ho incontrato mentre mi trovavo in vacanza la scorsa estate , a cui mostravo la foto del mio nipotino: " Tutti noi dovremmo cominciare ogni nostra giornata", mi diceva, "dopo aver guardato con intensità il volto di un piccolo bambino, ed aver letto nei suoi occhi ingenui tutta la bellezza che c'è al mondo ".

lunedì 7 dicembre 2009

Da un blog all'altro !

1sorriso, affettuosa frequentatrice del mio blog e puntuale commentatrice dei miei post mi ha fatto il gradito dono di una fiaba sulla notte di Natale. Dopo averla letta ho sentito subito il bisogno di condividerla con tutti voi. Mi è sembrato giusto prima di farlo di chiederle il permesso, dal momento che mi ha detto che è forse sua intenzione di pubblicarla sul suo blog; mi ha risposto che dal momento che me ne aveva fatto dono non doveva darmi alcun permesso.
Eccovi allora la bella favola che ha veramente rallegrato il mio cuore:


Le due sinfonie


“E «appena gli Angeli si furono allontanati per tornare al cielo» (Lc 2,15), ne restò uno in terra con una missione speciale: quella di favorire il sonno del Bambino. Perché non si creda che il piccolo neonato fosse diverso dagli altri. La prima notte, poi...

La prima notte, dopo aver permesso a Maria e Giuseppe di addormentarsi, il piccolo Gesù si mise a frignare. Come dicono gli antichi cantari, «Maria lo cullò, Giuseppe gli parlò», e Lui si addormentò; ma, come gli antichi cantari non dicono, quasi subito si ridestò e riprese a piangere.

A questo punto l’Angelo entrò in azione: da un magico turibolo che si era portato appresso cavò una nube di suoni approntata da tempo con speciale cura. Era o non era il soprintendente generale dei cori angelici (Troni, Dominazioni e Potestà)? In quella piccola nube aveva distillato la quintessenza dei suoni soprannaturali, a noi ignoti ma - per quei pochi santi che hanno avuto il privilegio di udirli - di una bellezza ed armonia indicibili; ad essi aveva poi unito, con sapiente dosaggio, le misteriose melodie e i contrappunti delle sfere celesti in una serie di accordi soffici e solenni che, per non far torto a nessuno, aveva colto da tutte le galassie e tutti gli spazi siderali.

Fu quindi assai stupito quando il Bimbo, dolcemente avvolto da quel magico involucro, continuò a gnaulare come se nulla fosse.

L’Angelo aveva preparato un’arma di riserva, ma non pensava di doverla utilizzare: un’altra nube, molto più eterea, formata da altissimi pensieri, cognizioni eccelse, concetti trascendenti, un tipo di musica, insomma, a noi del tutto sconosciuta e che per la verità neppure lui conosceva troppo bene dato che, essendo un Angelo cantore, non era del tutto esperto in mistica metafisica. Ma nemmeno quest’onda divina ebbe un qualche effetto.

L’Angelo, a questo punto, ebbe il dubbio che qualcuno - forse il Demonio - avesse scambiato il Bimbo nella mangiatoia e che invece del Figlio di Dio vi giacesse un qualunque figlio d’uomo.

Ma ebbe a ricredersi quando, dal soffitto della grotta, cadde una goccia. Non per terra, ma in una scodella di rame che si trovava là per caso. «Dong!» fece la goccia, e il Bimbo tacque. Poi uno spiffero di vento iniziò a sufolare fra le assi sconnesse della porta e, benché all’Angelo quel suono paresse banale, al Bimbo piacque perché agitò le manine in segno di gioia. Allora la natura della notte, che aveva assistito allibita alle performances dell’Angelo, alimentò i mille suoni che ne abitano il silenzio: il fruscio delle foglie di un gelso, un lontanissimo gracidare di rane, i veloci mordenti di alcuni grilli, il basso continuo di un gufo immalinconito, il respiro di Maria e i sospiri di Giuseppe.

Il Bimbo taceva estasiato. Quelle onde sonore, che all’Angelo parevano così povere, lo facevano scendere nella vertigine di un sonno profondo e pacificato. Con le manine strette, gustò per un attimo ancora quei frammenti di silenzio e suono pregustati sin dall’eternità e poi si addormentò.

L’Angelo volò via arrossendo. Si era infatti accorto di non aver capito l’essenziale della nascita del Figlio, che ora era uomo e totalmente uomo, e per il quale la sua lambiccata e preziosissima sinfonia non valeva una nota sola della sinfonia terrestre, tanto desiderata sin dall’inizio dei tempi.”


P.S.Dal libro "Fiabe della Notte Santa" di Piero Gribaudi.


sabato 28 novembre 2009

Il piccolo Giulio aiuta mamma E.R. nelle faccende di casa !
















Come vedete nelle immagini del post, Giulio dopo aver osservato e memorizzato cosa facevano la nonna e le zie, ad un bel momento si è avviato sicuro verso la tenda della nostra cucina-pranzo, l'ha scostata, ha preso colle due manine la scopa elettrica che teniamo lì dietro , l'ha messa al centro della stanza, e dopo qualche tentativo, col piedino ha pigiato il pulsante d'accensione, e l'ha messa in moto. Dopodichè con molta solerzia e tra l'ilarità dei presenti ha cominciato a portarla avanti ed indietro per il pavimento, divertendosi tanto!

P.S. Non potevano farmi regalo più bello, inviandomi queste foto via e-mail, qui in ospedale.
Cliccate sulle immagini e godetevi mio nipote.